Lombardia da record per cantieri e fondi Regioni lumaca al Sud: congelati 380 milioni

Piano casa, stato dell’arte. O meglio, stato dei lavori. A poco più di un anno e mezzo del varo della legge istitutiva del «Piano nazionale di edilizia abitativa» (caposaldo dell’azione di governo sul settore edilizio, che in tre anni ha visto l’impegno di un miliardo e 600 milioni di euro, 720 milioni nel solo 2010) il dibattito sul provvedimento è infuocato. Lo stesso Berlusconi ha recentemente dichiarato di voler «tornare sul Piano casa per renderlo efficace. I tempi sono lunghissimi, noi volevamo che i lavori iniziassero presto perché, come dicono i francesi, quando le costruzioni vanno va tutto». E come vanno dunque le costruzioni?
La risposta in un dossier sullo «stato di attuazione» elaborato dal ministero delle Infrastrutture. Il documento illustra come per ora siano iniziati solo i lavori che fanno riferimento al mondo degli ex Iacp (Istituti autonomi per le case popolari). Molti qui i cantieri aperti (del resto i fondi stanziati – 200 milioni nell’ultimo anno - erano specificatamente dedicati a «interventi di immediata fattibilità»), per il recupero o la realizzazione di alloggi popolari. Ma la distribuzione su base nazionale dei 5.053 interventi posti in essere è molto variegata: con oltre 42 milioni di euro ottenuti da Roma (il 21,3% dello stanziamento totale) la Lombardia si conferma motore economico del Paese. Seguono, in una forbice che va dall’otto al dieci per cento degli stanziamenti totali, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Lazio e Piemonte. Fanalino di coda la Calabria, che ha avviato interventi per 219mila euro. Notevoli differenze anche sulla tipologia dei cantieri. Se con 817 interventi (110 di costruzioni ex novo di immobili di edilizia popolare) la Lombardia ha fatto la parte del leone in fase di finanziamento, il Piemonte è di gran lunga la Regione che ha avviato più cantieri. Con 1.638 interventi, la quasi totalità per la ristrutturazione del patrimonio immobiliare, il Piemonte si attesta come Regione più dinamica, mentre la Calabria si conferma nelle ultime posizioni, con l’avvio di soli otto interventi di recupero. Un esempio di «lazzaronite regionale», commenta il senatore Pdl Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture. «In un anno e mezzo dall’approvazione del piano casa – sottolinea - ho interpellato più volte la Regione Calabria al riguardo. Una volta mi hanno risposto che non sapevano chi mandare per trattare l’argomento. Penso che le cose con la nuova amministrazione miglioreranno, ma sia chiaro che la politica sui finanziamenti non cambierà. Non possiamo aspettare i ritardatari. I soldi ci sono, e vanno a chi li merita, presentando progetti seri».
Virtualmente fermo invece il capitolo più ricco del piano casa (377,8 milioni stanziati nell’ultimo anno), quello relativo agli accordi di programma con le Regioni. Qui le ruspe sono ancora ferme, nonostante già 14 amministrazioni regionali abbiano approvato i propri piani di interventi di housing sociale, definendone il programma di attuazione. La palla sta al Cipe, che deve dare l’ok ai progetti. E non sono poche le voci che si alzano dalle parti del ministero delle Infrastrutture per chiedere al Comitato interministeriale per la programmazione economica (leggi ministero dell’Economia) un’accelerazione. Senza il timbro di Tremonti quei 377,8 milioni di finanziamento (che aggregati ai fondi locali dovrebbero raggiungere la soglia di circa due miliardi, per la realizzazione di 20-25mila alloggi) non possono che continuare a giacere inutilizzati.