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L'ombra nera dell'Isis minaccia l'America

C'è un trend evidente dietro questa nuova onda islamista

L'ombra nera dell'Isis minaccia l'America
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C'è un filo nero che va dal Michigan, passa per New York e arriva in Virginia. È quello dell'ombra dell'Isis che è tornata ad aggirarsi negli Stati Uniti. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati episodi terroristici che preoccupano le autorità americane. È il caso di quanto successo fuori dalla residenza newyorchese del sindaco Zohran Mamdani il 9 marzo scorso, quando due giovani, Emir Balat (18 anni) e Ibrahim Kayumi (19 anni), hanno lanciato due ordigni al TATP (un esplosivo noto come Madre di Satana) contro dei manifestanti anti-islam e la polizia. I due, arrestati, dovranno rispondere di diversi capi di imputazione, incluso il tentativo di dare supporto allo Stato Islamico. Scenario simile tre giorni dopo in Virginia, quando il 36enne Mohamed Bailor Jalloh ha sparato alla Old Dominion University uccidendo un insegnante e ferendo altre due persone, prima di essere neutralizzato.

Casi isolati, direbbe qualcuno, ma c'è un trend evidente dietro questa nuova onda islamista. Il National Counterterrorism Innovation, Technology and Education Center (NCITE) dell'Università del Nebraska ha fatto un po' di conteggi andando a controllare cosa succede nei tribunali federali e ha constatato che negli ultimi due anni i casi legati allo Stato islamico sono aumentati: erano otto (minimo assoluto dal 2014) nel 2023, mentre l'anno scorso sono stati 17.

Dal 2014, anno in cui Abu Bakr Al Baghdadi e i suoi tagliagole presero la città di Mosul fondando il Califfato, sono state almeno 272 le persone incriminate per attività legate all'Isis. E ancora, solo nel 2025 la metà dei 29 arresti e operazioni antiterrorismo effettuati dal dipartimento di polizia di New York sono stati motivati da qualche forma di ideologia jihadista violenta.

Oggi il panorama dell'islamismo violento negli Usa è molto fluido. Ma emergono due tendenze. Jalloh, l'autore della sparatoria in Virginia, ha un profilo più tradizionale. Nato in Sierra Leone e naturalizzato cittadino americano, il 36enne era un ex membro della guardia nazionale, e nel 2016 era stato condannato per aver cercato di dare supporto materiale al gruppo. Uscito di prigione nel dicembre del 2024 ha continuato a comunicare con funzionari dell'Isis per poi incontrare alcuni affiliati del gruppo durante un viaggio di sei mesi in Nigeria.

La storia di Balat e Kayumi, mostra invece un'altra faccia del fenomeno. Per l'Fbi i due sembrano essersi "auto-radicalizzati" in solitaria. Kayumi ha ammesso che lui e l'amico guardavano regolarmente video di propaganda dell'Isis. A pesare è anche la guerra a Gaza. I social frequentati dai giovanissimi come TikTok sono pieni di video su quanto avviene in Palestina, da cui si scivola verso contenuti sempre più radicali. Colin P. Clarke, direttore esecutivo del think tank Soufan Center ha spiegato al Times come avviene la radicalizzazione: "I ragazzi vanno su TikTok per trovare spiegazioni su diversi aspetti dell'islam e nel giro di due o tre video si imbattono in contenuti dell'Isis".

Tra i giovanissimi, spesso figli di immigrati, il modello americano fa sempre meno presa, e al contrario dimostrano di essere permeabili alla retorica dell'islamismo violento. Come ha notato l'Institute for Strategic Dialogue, gli adolescenti (di età compresa tra i 13 e i 19 anni) rimangono i principali responsabili di attacchi ispirati all'Isis. Nel 2025, sei attacchi o complotti su sette legati alle bandiere nere hanno coinvolto almeno un sospettato adolescente.

Qualche mese fa otto giovanissimi tra i 16 e i 22 anni sono stati arrestati nell'ambito dell'indagine sull'"Halloween plot", un attentato pensato per essere più violento di quello alla Maratona di Boston. L'idea era quella di attaccare una sinagoga o un locale gay a colpi di fucili a pompa e mitragliatori AR-15.

Uno dei legali dei ragazzi ha spiegato che il suo cliente si è "perso" su

internet tra contenuti religiosi, diventando "socialmente isolato". È in quel vuoto che si insinua la propaganda dell'Isis che, nonostante i rovesci in Medio Oriente, continua a funzionare su piattaforme come TikTok e Telegram.

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