Madama Butterfly, saga di una geisha al Castello Sforzesco

M adama Butterfly ci riprova: i milanesi non gradirono la prima di quell’opera che narrava di una geisha e di un ufficiale della marina, del sacrificio estremo di lei e delle convenzioni piccolo borghesi che lo provocarono. Troppo contro. Troppo esotico. Eppure la «farfalla» torna a posarsi a Milano con un’altra prima, quella di una mostra interamente dedicata alla lavorazione di un’opera. Da oggi al 10 gennaio 2010 al Castello una grande Butterfly in lacrime accoglie nel suo abbraccio i visitatori che ritrovano nella sala viscontea, accanto alla sezione egizia, That’s Butterfly, una mostra voluta dagli assessorati a Cultura e Turismo, curata da Gabriele Dotto, realizzata in collaborazione con l’archivio storico Ricordi, depositario di fotografie, lettere e partiture che non aspetta altro che essere valorizzato. Ed è questa, dei tesori nascosti, una metafora dell’Italia: «I nostri tesori devono uscire dai caveau», ha spiegato Massimiliano Orsatti, assessore alla promozione turistica. «L’opera lirica è un brand che ci legittima all’estero», ha aggiunto il collega alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory». E finalmente Milano dedica una monografica ad un’opera lirica. Il «concept» è quello di That’s opera, progetto partito lo scorso anno da Bruxelles, firmato da Ricordi per approfondire il «making of», la lavorazione di un’opera: proprio Tino Cennamo, manager di Ricordi e Mario Resca per il Ministero dei beni culturali hanno anche anticipato che Palazzo Litta ospiterà quell’esposizione in un museo per la Lirica che sarà inaugurato a marzo 2010 e resterà aperto almeno fino ad Expo. Ma se «un bel di vedremo», per dirla con la dolce Cio Cio San, That’s butterfly intanto è già concretezza: non si tratta di una mostra di cimeli da dietro le quinte. Indubbiamente ci sono i carteggi autografi che commuovono come quello in cui Puccini scriveva a Ricordi di «volergli bene». Ma sono ingranditi, spiegati e ogni sala ha didascalie e brochure da asporto anche in inglese. Cinque sezione dedicate a Libretto, Partitura, Scene, Costumi e Rappresentazione, spiegano con chiarezza e sintesi l’Abc dell’ «arte melica». Ci sono 12 acquerelli, dolcissimi, firmati da Leopoldo Metlicovitz nel 1904, il glicine e una fontana aiutano a figurarsi in quella collina di Nagasaki, anche se si può preferire il plastico lunare e visionario pensata da Arnaldo Pomodoro per una rappresentazione a Torre del lago. La Scala ha contribuito con cinque costumi di scena per suggellare l’abbraccio con MiTo, dedicato quest’anno anche alla celebrazione del Giappone. Ma alla poesia si affianca la tecnologia: la partitura originale è proiettata su uno schermo. Con le dita si possono far risuonare le note e confrontare tre diverse esecuzioni, quella di Caroline White datata 1910 e dello storico derby fra Renata Tebaldi (1949) e Maria Callas (1955). A digitalizzarle sono stati i ragazzi della Statale di Milano - laboratorio di informatica musicale , guidati dall’ ingegnere Luca Ludovico. Butterfly canta e sembra non morire mai. E forse Pinkerton, questa volta, sarebbe arrivato in tempo a salvarla.
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