Gli attriti tra uffici diversi della procura finiscono davanti al Consiglio superiore della magistratura. È stato sanzionato con la censura, il pubblico ministero dell’indagine su Alessia Pifferi, la 40enne che lasciò morire di stenti la figlioletta di un anno e mezzo, nel luglio 2022.
Tutto nasce da un esposto di Lucilla Tontodonati, che all’epoca rappresentava l’accusa nel processo d’appello nei confronti della madre accusata di omicidio, contro il pm Francesco De Tommasi. In discussione il deposito, da parte del pm, degli atti di un’inchiesta parallela al processo Pifferi, quella sulle psicologhe del carcere e sulla avvocata della donna, Alessia Pontenani, accusate (e poi assolte) di avere provato a imbeccarla al fine di falsificare dei test psicologici. Il pm avrebbe depositato gli atti nel fascicolo dell’inchiesta di primo grado, inviando poi la notifica a tutte le parti coinvolte in quello di secondo grado: dalla Tondodonati ai legali, sia di Pifferi che delle parti civili. Fu proprio il legale della sorella della Pifferi, Viviana, l’avvocato Emanuele De Mitri, a chiedere di fare entrare questi documenti nel processo davanti alla corte d’Assise d’Appello di Milano. La presidente Ivana Caputo respinse la richiesta. In seguito, proprio dalla procura generale, è partito l’esposto al Csm, a luglio l’udienza e il 22 ottobre è arrivata la decisione con la censura. Nell’atto si fa riferimento a un «comportamento gravemente scorretto» (di De Tommasi, ndr) nei confronti della collega della procura generale Tontodonati. Il pm - che aveva anticipato alla pg questi atti - con quel deposito avrebbe posto in essere «con ignoranza o negligenza inescusabile, la grave violazione». Nel provvedimento, le motivazioni tra 90 giorni, si parla di «modalità elusive della sua contraria determinazione, sia per la conseguente violazione della sua autonomia nello svolgimento dell’attività d’udienza». Scontata l’impugnazione da parte del pm in Cassazione.
