Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:39
Magistratura

Dalla Albano ai vertici Anm: la rete dei magistrati pro Gaza

Dietro l’appello firmato dalla Landoni una lista di toghe schierate e anti Meloni

"Con i respingimenti in mare si minano i diritti di tutti". Silvia Albano attacca il ddl migranti. Ong sul piede di guerra

L’orientamento culturale (e politico) dei magistrati che hanno sottoscritto, nel settembre del 2025, l’appello Pro Pal è chiaramente progressista. Scorrendo l’elenco, spuntano fuori i nomi dei giudici che in questi anni con sentenze e posizioni pubbliche si sono collocati in una linea anti-Meloni.

È una rete anti-Meloni più che pro Gaza. Tra i firmatari dell’appello, oltre il nome del Gip del Tribunale di Milano Tiziana Landoni, che ha rimesso in libertà Youssef Siher, spicca Ida Teresi, pubblico ministero a Napoli e presidente della giunta Anm. Ida Teresi irrompe sul dibattito politico nel mese di settembre, quando dai suoi profili social commenta la decisione del governo Meloni di abolire il bollo auto: «Le auto piccole sono tipicamente utilizzate da ricchi narcotrafficanti e ricchi mafiosi e quasi sempre le uniche formalmente intestate. Quelle grosse, chiaramente, a prestanomi». Parole che incendiano lo scontro tra magistratura e centrodestra. Il magistrato si difende: «Il post non è in nessun modo collegato alla cancellazione del bollo auto». Nella rete dei magistrati Pro-Gaza (e anti-Meloni) c’è Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm che su Facebook si lancia in un paragone tra la riforma Nordio sulla separazione delle carriere e la polizia Ice al servizio di Donald Trump negli Stati Uniti. Post poi rimosso. E sono due. Non escono fuori solo commenti e opinioni in libertà sui social. Ma anche sentenze dal chiaro «sapore politico».

Silvia Albano, firmataria dell’appello pro Gaza, è il giudice che dal Tribunale di Roma, ha fatto a pezzi con le sue sentenze i trasferimenti disposti dal governo degli immigrati irregolari in Albania nei centri di rimpatrio. Martina Flamini, giudice del Tribunale ordinario di Milano, è famosa per una sentenza nel 2017 in cui condannava per discriminazione la Lega per aver usato su alcuni manifesti elettorali e banchetti la parola «clandestini". La stessa giudice, si scoprirà che in sei occasioni - tra il 2014 e il 2016 - avrebbe partecipato ad altrettante conferenze organizzate dall’ Asgi, ovvero l’Associazione per gli studi giuridici sull’ immigrazione. Asgi è un’associazione schierata politicamente a sinistra. Poi c’è Matilde Betti, magistrato del Tribunale di Bologna, oggi in pensione. Ma in passato è finita al centro di polemiche politiche per aver bocciato il ricorso dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini contro la decisione dell’automatica iscrizione all’anagrafe di due immigrati. Insomma, il Gip del Tribunale di Milano, che non ha ritenuto fondate le esigenze cautelari per Youssef Siher, è in buona compagnia. D’altronde sarebbe bastato leggere cosa scrivevano i promotori dell’appello Valeria Bolici e Marco Imperato, due magistrati: «L’iniziativa non esaurisce il loro impegno e che sarebbe stato necessario continuare a tutelare i diritti umani anche attraverso altre forme di mobilitazione».

Commenti