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La domanda che imbarazza l’ex premier. Negò la zona rossa per "motivi economici"

Palazzo Chigi era contrario a chiudere Alzano e Nembro come chiedeva la Lombardia: il contagio sfuggì di mano

La domanda che imbarazza l’ex premier. Negò la zona rossa per "motivi economici"

Niente zona gialla in Lombardia e zona rossa tra Alzano e Nembro «per motivi economici». Lo dice un documento esclusivo in mano alla commissione Covid che sarà cruciale nella domanda sul lockdown - deciso in una riunione carbonara di cui non esistono verbali, come è emerso in commissione Covid - a cui Giuseppe Conte dovrà rispondere. Sappiamo, lo dicono le audizioni di ex membri del Cts e della task force, che la scienza era per chiudere i piccoli focolai per evitare l'esplodere del contagio che poi avvenne. A fine febbraio 2020 tra i «chiusuristi» c'era Regione Lombardia e la Lega, tra gli «aperturisti» Il Corriere della Sera, Pd e M5s. Secondo i verbali del 23 febbraio 2020 del Comitato tecnico operativo della Protezione Civile, altro organismo rispetto al Cts e di cui neppure la procura di Bergamo era a conoscenza - una grave mancanza per le indagini sull'epidemia colposa in forma omissiva finita nel nulla - il ministro della Salute Roberto Speranza aveva portato le doglianze del governatore lombardo Attilio Fontana: oltre alle zone rosse voleva un'unica zona gialla in Lombardia con divieto di manifestazioni, scuole, teatri, musei e cinema chiusi, con negozi aperti fino alle 18 (e centri commerciali chiusi sabato e domenica). Ma, si legge nei verbali inediti, «il presidente evidenzia l'importanza di individuare il focolaio e avanza dei dubbi sull'estensione della zona gialla (tutta la Lombardia esclusa la zona rossa) per motivi economici».

Questo rigore avrebbe potuto scongiurare molti dei morti della Bergamasca? Non lo sappiamo. Peraltro, la causa dei parenti delle vittime si è arenata, molti degli aderenti contestano la strategia difensiva dei legali e al Giornale è giunta voce di tre esposti all'Ordine degli avvocati. Se si ricostruiscono quei giorni, è facile ricordare l'ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori invitare i bergamaschi a Milano per la partita di Champions League Atalanta-Valencia, una bomba epidemica perché secondo un report della testata locale Bergamonews un quinto dei tifosi (circa 8mila persone) giunti a Milano per la Dea avrebbe contratto sintomi riconducibili a quelli del virus. Il 26 ed il 27 febbraio l'ex leader Pd Nicola Zingaretti (che da governatore del Lazio aveva bruciato 11 milioni in mascherine mai arrivate) e lo stesso sindaco di Bergamo fanno l'endorsement delle campagne #Milannonsiferma e #Bergamononsiferma provocando l'afflusso di migliaia di persone dalla provincia e le valli in cui vi era almeno un focolaio.

Il 5 marzo 2020, mentre a Palazzo Chigi si valuta se chiudere Alzano e Nembro mandando i militari, sull'Eco di Bergamo Gori (mai indagato) sostenne che non c'era motivo per non uscire di casa. Dai verbali inediti del 6 marzo sappiamo che in Lombardia gli ospedali già scoppiavano, tanto che la Regione aveva chiesto la possibilità di trasferire altrove i pazienti. Il Pirellone era impotente perché, come aveva ricordato in Aula l'allora ministro Francesco Boccia «decide lo Stato», eppure da commissario Covid lo stesso Boccia si lamenta che l'organismo parlamentare è monco proprio per l'assenza delle Regioni. Peccato che i verbali confermino che il prefetto, su disposizioni della polizia, era pronto alla zona rossa, la cui istituzione (lo dice il verbale che il Giornale ha visto) fosse di competenza nazionale. Se Conte avesse voluto.

L'opposizione sostiene che la commissione d'inchiesta stia rifacendo l'inchiesta della Procura di Bergamo annegata al Tribunale dei ministri, ma questi verbali dimostrano il contrario, perché il pool di magistrati guidati da Antonio Chiappani (che tanto ha criticato la politica perché a suo dire «incapace di fare persino una commissione»), non si era accorto dell'esistenza di questi verbali così come non ha mai indagati le responsabilità dei sindaci locali. Chi ha fatto pressioni a Conte per dire no alla zona rossa «per motivi economici»? Gli stessi interessi legittimi vicini al Pd che al tempo l'ex legale del pool dei familiari delle vittime Luca Fusco aveva denunciato al Giornale, lasciando al Pirellone il ruolo del cattivo? Sappiamo che almeno un'azienda locale aveva dipendenti in Cina tornati qui a gennaio 2020. Alcuni si sono messi in malattia: sono stati acquisiti i loro certificati dalla Procura? No. Così come molte aziende che avevano rapporti con la Cina non sono stati chiamati dalla Procura a mostrare le loro comunicazioni con Pechino e le ambasciate.

Anzi, Gori e il Pd spingevano perché la commissione si fermasse al 30 gennaio 2020. E proprio uno dei legali dei familiari delle vittime sosteneva che la commissione Covid fosse una «boutade elettorale». Oggi in tanti si ricredono. Compreso Conte.

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