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Magistratura

“Favori” tra toghe: 100mila euro di arretrati

I giudici amministrativi ricalcolano gli aumenti di stipendio di 11mila magistrati. Accantonato in manovra un miliardo

«Perché noi siamo noi, e voi nun siete un ca...». Il carovita morde, il pasticcio Usa-Iran fa schizzare i prezzi dei carburanti, le bollette impazziscono ma c’è una categoria che dorme tra due guanciali, anzi tra due toghe. La Befana 2027 porterà nelle buste paga dei magistrati circa 100mila euro lordi di arretrati dal 2018 secondo il calcolo del Sole24Ore. «Sciocchezze, sono di gran lunga inferiori. Per un magistrato con 20 anni di esperienza non è neanche un quarto», commenta al Giornale il presidente dell’Anm Giuseppe Tango. La matematica è un’opinione, perché se se la Finanziaria stanzia 970 milioni di arretrati per le 11mila toghe i calcoli del Sole sono giusti. Ma meglio dire che «si tratta di componenti stipendiali dovute per legge, che l’amministrazione ha omesso per anni di corrispondere», il cui ammontare «è la diretta conseguenza dei ritardi accumulati nel pagamento». Ma chi l’ha deciso l’importo? Loro, la Settima sezione del Consiglio di Stato con le sentenze 6003 e 6004 del 9 luglio 2025 e più di recente il Tar del Lazio con la sentenza 14271 del 14 agosto scorso.

D’altronde, l’andazzo si era capito subito dopo il referendum e la vittoria del «No»: i magistrati sono intoccabili. Decidono quali prove mettere a disposizione delle parti e quali nascondere, quali legge rispettare e quali aggirare con la solita giurisprudenza creativa. E decidono loro anche quale aumento di stipendio si sono strameritati (errori giudiziari a parte, record europeo ma tant’è...). Nel 2021 l’Anm ha contestato il parametro Istat deciso dall’esecutivo nel decreto del 6 agosto per calcolare lo scatto automatico, previsto ogni tre anni da una legge del 1981 (voluta da Arnaldo Forlani per impedire il condizionamento economico dei magistrati) sulla base degli aumenti medi ricevuti dai «colleghi» di tutto il pubblico impiego. Ma per i magistrati amministrativi alcuni dipendenti pubblici (quelli «indipendenti» come loro...) sono «più uguali degli altri», come

aveva stabilito il governo di Massimo D’Alema nella Finanziaria del 1999. Anziché la media ponderata per calcolare gli aumenti andava utilizzata la media matematica, enfatizzando i comparti numerosi con stipendi striminziti come la scuola.

Da qui la necessità di spostare un miliardo dal potenziale taglio della tassazione sulle tredicesime alle buste paga dei magistrati per il doppio triennio 2018/2020 e 2021/2023. In attesa che il Superbonus riguardi anche il triennio attuale 2024/2026.

Non basta. Perché da questa alchimia non intendono restare fuori alcune categorie «più uguali» delle altre come i prof universitari o i militari, personale «in regime di diritto pubblico» come i magistrati. Lo Stato sbaglia perché lo dicono loro e paga, quando sbagliano loro (e tanto) paghiamo noi.

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