Qualcosa non quadra. Il lavoro de i magistrati di Caltanissetta su Mafia-appalti ha contribuito a scrivere la storia dei 57 giorni che Paolo Borsellino trascorse dalla strage di Capaci alla strage di via D’Amelio che lo uccise; un grande lavoro che ha rivisitato anche tante sentenze che erano come degli addendi dai quali nessuno si decideva a trarre una somma. Questi procedimenti, finalmente, hanno stagliato anche un evidente ruolo della Procura di Palermo (parte di essa) nell’esporre Borsellino al necessario isolamento che fece da preludio alla strage: il giudice fu costretto a indagare in segreto, assieme ai carabinieri del Ros, e tra i suoi propositi ci fu anche arrestare il proprio procuratore Capo. Ma fermiamoci qui. Tra la paranza di Caltanissetta, nel volgare presente, continuano tuttavia ad agitarsi anche i casi degli ex magistrati Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, che il giudice Santi Bologna (ripetiamo: un giudice) ha già definito depistatori, mendaci, mentitori all’autorità giudiziaria e altri reati procedibili d’ufficio. Ora: ieri sera, su Raitre, a Filorosso, in un’intervista registrata, il procuratore Salvatore De Luca ha detto: «A 34 anni dalle stragi, è evidente a quel punto che i reati sono stati ritenuti prescritti». E non quadra. Perché il giudice Santi Bologna, alle pagine 330-331, ha scritto chiaramente che Lo Forte e Scarpinato mentirono anche nelle loro testimonianze rese il 26 novembre 2021, al processo sul depistaggio di via D’Amelio: testimonianze fondamentali. Ecco perché non quadra, e le possibilità sono tre, procuratore De Luca: 1) Articolo 372, falsa testimonianza: si prescrive l’anno prossimo; 2) Articolo 375, frode in processo penale e depistaggio dichiarativo, si prescrive, se va male, nel 2029; 3) La terza possibilità è che Lei ci faccia capire meglio, procuratore, perché può anche essere che siamo ignoranti e basta. Ma la gente è superficiale, poi pensa che cane non mangia cane, queste sciocchezze: meglio di no.
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