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“Il 7 ottobre alba di una nuova era”

Siher, su un portale vicino a Hezbollah, esalta la strage e invoca “l’intifada studentesca contro l’Occidente. Gli atenei fulcro della rivolta”

L�uscita di Youssef Siher dal carcere di San Vittore, Milano, 28 Ottobre 2026. ANSA/Paolo Salmoirago

Il 7 ottobre «è un momento cruciale, il primo raggio dell’alba di una nuova era» scrive il 25 maggio 2024, Youssef Siher, sul portale d’informazione in inglese, Al Mayadeen, ideologicamente affine ad Hezbollah. Nel delirante articolo firmato dal «giornalista indipendente italo-marocchino» sostiene che «il 7 ottobre simboleggia un momento cruciale in cui gli effetti cumulativi di una prolungata sottomissione e l’indomabile spirito di resistenza convergono, catalizzando un movimento verso l’autodeterminazione e la liberazione».

Il titolo è tutto un programma: «Intifada studentesca: la quinta colonna della resistenza palestinese». Il testo è una chiamata alle armi contro «le fondamenta dell’intero sistema imperiale occidentale (che) stanno iniziando a vacillare». Il cattivo maestrino è ossessionato da colonialismo e razzismo, che vede ovunque. Però «i popoli colonizzati, a lungo soggetti a oppressione e sfruttamento sistemici, raggiungono infine un punto di rottura in cui la resistenza passiva cede il passo alla lotta attiva». E aggiunge: «Nel processo di decolonizzazione della Palestina, possiamo benissimo far coincidere questo “punto di non ritorno” con il 7 ottobre».

Il cattivo maestrino inneggia all’attacco stragista di Hamas e allarga il tiro sostenendo che «gli effetti del 7 ottobre non si sono limitati alla Palestina o al mondo arabo, ma hanno raggiunto l’intero pianeta, spingendo le masse, e in particolare gli studenti, a mobilitarsi in solidarietà con la Resistenza palestinese e contro il genocidio perpetrato da Israele».

Il passaggio alla rivolta in Occidente è chiaro: «Per un effetto boomerang, le pratiche coloniali di Israele si sono riversate anche nei contesti politico-sociali dei suoi paesi alleati, in primis Stati Uniti ed Europa. L’insieme di queste pratiche coloniali repressive ha un nome ben preciso in Occidente: fascismo».

Il cattivo maestrino denuncia la repressione convinto che «questa violenza si è manifestata nelle piazze e nelle università contro coloro che, dal 7 ottobre, hanno dato il loro pieno sostegno alla Resistenza palestinese e alla sua gloriosa lotta per la liberazione nazionale». La conclusione, delirante, annuncia un obiettivo di rivolta ben preciso: «La nuova generazione ha deciso di rompere con l’antico regime coloniale e razziale del XIX secolo. È giunto il momento di rovesciare tutto attraverso una rivoluzione totale. Le università sono il fulcro di questa rivoluzione, gli studenti ne sono i protagonisti».

Dopo assalti e ruberie a Milano del 17 ottobre, Siher, esponente dei Giovani palestinesi d’Italia, prova a cavalcare i maranza spaccatutto. Secondo la gip, Tiziana Landoni, non c’era nessuna aspirazione alla violenza ma solo, come ha scritto nell’ordinanza di scarcerazione un «tentativo di promuovere la formazione di una coscienza collettiva, coinvolgendo più realtà». Non ha letto il proclama pro 7 ottobre, come scintilla per la rivoluzione in Occidente del cattivo maestrino.

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