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Magistratura

Il documento choc: tra Valter e Sigfrido. 8 telefonate al giorno. I consigli su Report

L’interesse era reciproco. Il faccendiere voleva ripulire la propria immagine, il giornalista puntava ad acquisire le sue relazioni e conoscenze

Sigfrido Ranucci, durante il suo spettacolo teatrale "Diario di un trapezista" negli spazi dell'ex stabilimento Florio a Favignana, 28 agosto 2026. ANSA/Pamela Giacomarro (Report)

C’è un documento che potrebbe dare ulteriore corpo al capitolo sul rapporto tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. È un’informativa dei carabinieri redatta il 30 agosto, dopo la perquisizione del 4 luglio e l’analisi del materiale acquisito a carico dell’ex direttore dell’Avanti. Un documento ancora da esplorare, ma del quale Il Giornale è in grado di ricostruire alcuni passaggi che restituiscono già un elemento difficilmente trascurabile: quello tra Lavitola e il conduttore di Report non appare in alcun modo come un rapporto fonte-conduttore, e nemmeno come quello tra due fraterni amici. Tra i due, infatti, emerge un’interlocuzione strutturata, continuativa e fondata su uno scambio di informazioni, interessi e utilità.

È proprio questa reciprocità uno degli aspetti più delicati che emerge dal materiale. Da una parte Lavitola, che avrebbe avuto l’interesse a ricostruire e ripulire pubblicamente la propria immagine dopo le vicende giudiziarie che ne avevano segnato la storia. Dall’altra Ranucci, che attraverso Lavitola avrebbe potuto accedere a informazioni, relazioni e conoscenze maturate dal faccendiere in decenni trascorsi a contatto con politica, affari e centri di potere. Una sorta di patrimonio informativo messo a disposizione del giornalista e capace, potenzialmente, di rafforzarne a sua volta la rete di fonti e dunque la capacità di incidere.

Non siamo solo davanti a qualche telefonata. Dai passaggi dell’informativa emergerebbero confronti serrati sui temi della politica, con giornate nelle quali i contatti tra i due sarebbero arrivati anche a sette o otto. Ma soprattutto emergerebbero richieste di informazioni provenienti direttamente da Ranucci e confronti sugli argomenti da approfondire per Report. È in questo quadro che Lavitola finisce per apparire non soltanto come una fonte, ma come un vero e proprio consulente informale con il quale confrontarsi sulle piste da seguire e sui temi da affrontare. Una sorta i spin doctor del programma della tv di Stato.

Ed è in questo arco temporale che si colloca l’attentato contro Ranucci. Un elemento che ovviamente non consente di stabilire alcun rapporto causale con quanto emerge dall’informativa, ma che rende ancora più importante ricostruire cosa stesse accadendo in quei mesi, quali informazioni circolassero e quali fossero gli interlocutori coinvolti. Ed è qui che per gli inquirenti torna centrale accertare quali elementi siano stati cancellati dal dispositivo del faccendiere, e lo si potrà fare confrontando le chat mancanti nel telefono di Lavitola con quelle presenti nel device di Ranucci. Ma c’è di più, perché Lavitola pensava che, eliminando determinati messaggi su Whatsapp, avrebbe eluso il problema. Che però sembra porsi comunque alla luce delle ulteriori risultanza investigative che stanno chiarendo i contorni della dinamica. A distanza di tempo, dunque, ci sono carte rimaste finora inedite che aprono uno scenario molto più ampio di quello relativo all’attentato, e che chiariscono come un faccendiere affarista e un vicedirettore della Rai avessero instaurato una collaborazione professionale, fatta di informazioni, suggerimenti e interessi comuni. Lavitola doveva costruirsi una nuova verginità e avviare la stagione imprenditoriale proiettata soprattutto sull’Africa, nella quale il rapporto con Ranucci e con Report poteva rappresentare un formidabile asse di legittimazione e di influenza.

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