Dalla standing ovation dall’Anm allo stop: i giudici fermano Sigfrido Ranucci. Il Tribunale del Lavoro di Roma boccia il ricorso presentato dai legali di Mr Report per ottenere il reintegro alla conduzione del programma. Confermata la linea della Rai e del direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini che, alla luce dei primi esiti dell’inchiesta della Dda sull’attentato contro Ranucci, hanno deciso di affidare il timone di Report a Claudia De Pasquale e Daniele Piervincenzi. Corsini che ora esulta: «La conferma che abbiamo lavorato correttamente». L’ormai ex conduttore prima dichiara: «Rispetto e accetto serenamente la sentenza». Poi, però, durante un’iniziativa in suo sostegno, corregge il tiro e parla di «fango orchestrato per cancellare Report». Per il giornalista, lo «strepitus mediatico» è servito a «motivare la sentenza di rigetto». Ma un passaggio dell’ordinanza segna un colpo di scena: a chiedere la «cacciata» è stata la redazione di Report. Il giudice Donatella Casari, la stessa che condusse il procedimento contro il governo Meloni sul caso Almasri, il torturatore libico arrestato in Italia e rimpatriato, nel dispositivo fa a pezzi la tesi legale di Ranucci, che puntava, con il ricorso d’urgenza, a un reintegro immediato. Il Tribunale rigetta la richiesta. I legali di Ranucci accettano il verdetto ma si preparano al ricorso bis nel merito: «Le battaglie di principio si continuano». Sono tre i punti su cui si poggia la decisione della giudice: l’esclusione di ogni regia politica dietro la decisione, la facoltà dei vertici Rai di poter disporre dell’organizzazione dei programmi e il clima di conflittualità che già a fine luglio s’era creato tra la redazione di Report e Sigfrido Ranucci. Su quest’ultimo punto, nelle 31 pagine del dispositivo del Tribunale del Lavoro di Roma, spuntano le due mail scambiate tra Ranucci e Giorgio Mottola a inizio agosto. Il Giornale può dare conto del contenuto delle mail. È il 5 agosto 2026 quando Giorgio Mottola scrive a Sigfrido Ranucci: «Caro Sigfrido martedì scorso la redazione di Report si è riunita in assemblea e con 47 voti a favore, su 49 presenti, ha votato una proposta di riorganizzazione di Report. Si propone la nomina di due coautori, individuati nella figura di Giulio Valesini e nella mia e l’istituzione di coordinamento della redazione». La risposta di Ranucci, che arriva il 7 agosto, è un travaso di «veleno» e accuse: «Mi scuso per il ritardo con cui vi rispondo. So che qualcuno di voi ha anticipato, non informandomi, gli esiti della mia risposta al vostro piano al direttore Corsini. Tuttavia vi scrivo perché ritengo importante chiarire alcuni punti. Eravamo rimasti d’accordo che sarebbero state preparate delle note che definissero ruoli e mansioni di chi avrebbe dovuto darmi una mano nella gestione di Report. Mi sono invece ritrovato tra le mani una sorta di piano editoriale che, oltre a essere lontano dagli accordi iniziali, è irricevibile. Rappresenta una grave sgrammaticatura dal punto di vista aziendale e, se mi consentite, è altamente carente sotto il profilo umano e professionale. Se qualcuno pensa di potermi puntare una pistola alla tempia approfittando di questo momento di attacchi vergognosi, sbaglia di grosso». La reazione di Ranucci, che accusa i suoi giornalisti di essere delle spie di Corsini, convince il giudice a escludere ogni movente politico o di vendetta: a volere la testa di Mr Report è stato Report.
