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Inchiesta sullo Stretto, si dimette il giudice indagato

Miele lascia l’incarico al Csm. Lo scontro governo-Corte dei Conti per 10 nomine

Inchiesta sullo Stretto, si dimette il giudice indagato
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Sale la tensione sull'asse Palazzo Chigi e Corte dei conti. Non per l'inchiesta della Procura di Roma, che ipotizza la corruzione a carico di tre persone, accusate di aver tentato di condizionare l'iter di legittimità del Ponte sullo Stretto di Messina. Indagine a cui le due istituzioni sono ovviamente estranee. Ma per una delibera della stessa Corte dei Conti con cui si avvia la promozione di dieci magistrati a presidenti di sezione. Il Consiglio dei ministri ha di fatto rimandato indietro il provvedimento chiedendo chiarimenti.

Il caso era già emerso nel cdm del 4 giugno. Ci sarebbe una questione di opportunità dietro allo stop di Palazzo Chigi, visto che da un punto di vista formale le promozioni sono sì legittime, ma non terrebbero conto della legge di riforma del governo, che prevede la riduzione delle posizioni dirigenziali. Era già stato il sottosegretario Alfredo Mantovano una settimana fa a illustrare ai colleghi le criticità di quell'interpello per le promozioni pubblicata pochi giorni prima dell'entrata in vigore della riforma: le dieci promozioni, per nove posti, - si legge nel testo già diffuso da Palazzo Chigi - non tengono conto che la legge prevede la riduzione delle posizioni dirigenziali; la Corte sostiene l'urgenza dell'interpello, che però contrasta con il fatto che uno dei dieci magistrati promossi è fuori ruolo. E ancora: la Corte, viene sottolineato, ha un rapporto 1 a 5 di figure apicali rispetto alla Giustizia amministrativa che ha un rapporto 1 a 10.

Secondo il Fatto quotidiano tra le nomine sospese ci sarebbero anche quelle di alcuni magistrati che hanno avuto un ruolo diretto nella vicenda del Ponte sullo Stretto, perché facevano parte del collegio che ha bocciato la delibera con cui il Cipess aveva invece approvato in via definitiva il progetto. La decisione della Corte dei Conti aveva innescato uno scontro con il governo. E ora è finita anche al centro dell'indagine per corruzione della Procura di Roma, secondo cui tre persone avrebbero tentato senza successo di condizionarla in senso favorevole al progetto. Per questo sono indagati Francesco Saccomanno, ex consigliere di Stretto di Messina ed ex commissario della Lega in Calabria, l'imprenditore Vincenzo Virgilio, e l'ex presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele. Per i pm i primi due avrebbero agganciato Miele per tentare di influenzare, senza riuscirci, quel parere in senso favorevole. E lui avrebbe «asservito la sua funzione», passando informazioni riservate sull'andamento della procedura, in cambio della promessa di futuri incarichi. Dai telefoni sequestrati i pm cercheranno di ricostruire la rete di relazioni per verificare se vi siano altre persone coinvolte. Ci sarebbero stati altri due tentativi di agganciare magistrati della Corte, non andati a buon fine. L'avvocato di Virgilio, Giuseppe Belcastro, fa sapere che il suo assistito è sereno e confida di poter chiarire la sua estraneità. Come già dichiarato dagli altri due.

Miele si è poi dimesso dall'incarico di presidente del Collegio di revisori dei Conti del Csm. Incarico che aveva assunto per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito. Ma da marzo scorso il plenum di Palazzo Bachelet aveva deliberato un compenso lordo di 27mila euro l'anno.

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