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Magistratura

La gip in kefiah. Il magistrato firmò l’appello “Giuristi per Gaza”

La giudice ha sottoscritto un documento con cui auspicava prese di posizione pro Pal anche nei tribunali

Giuristi per Gaza

Una toga proPal. Colei che ha disposto la liberazione di Youssef Siher aveva sottoscritto un appello pubblico per Gaza. Si tratta di Tiziana Landoni, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano (incaricata anche dell’udienza preliminare relativa al caso di Ramy Elgaml), che ieri, 28 ottobre, ha deciso di non convalidare il fermo del trentenne marocchino, ideatore del Movimento 17 ottobre, finito al centro delle indagini sulle mobilitazioni che hanno preceduto la guerriglia urbana andata in scena a Milano.

A scortarlo fuori dal carcere c’erano due pesi massimi del fanatismo islamo-palestinese: Khader Tamimi, da sempre vicino a Mohammad Hannoun (indagato per terrorismo e ritenuto l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia) e Shokri Alhroub per cui «Hamas è una forza originale e fa parte della resistenza del popolo palestinese, ha il diritto e il dovere di resistere come i partigiani a Sant’Anna di Stazzema».

Il nome del magistrato compare nell’elenco dei sottoscrittori dell’«appello dei giuristi per Gaza», pubblicato dalla rivista Giustizia Insieme. Landoni figura al numero 767, con l’indicazione del Tribunale di Milano. Il documento, che era stato firmato persino dalla pm Francesca Crupi che chiedeva invece che Siher restasse in carcere, era stato promosso nel settembre 2025 e invitava magistrati, avvocati e docenti universitari a leggere quotidianamente, nelle aule giudiziarie e universitarie, il preambolo dello Statuto della Corte penale internazionale. Una circostanza che non può che far riflettere sulla decisione presa dopo le evidenti devastazioni di Milano che si sono verificate tra il 16 e il 18 ottobre e che, vista la natura del movimento, il marocchino aveva intenzione di replicare su scala nazionale. Siher non è solo un’attivista della galassia pro Pal ma è anche vicino (insieme alla moglie di origini libanesi, coindagata per i medesimi reati) ai Giovani Palestinesi d’Italia, che hanno in più occasioni inneggiato al 7 ottobre e rappresentano la sigla più vicina ad Hannoun. Il provvedimento, firmato alle 12:21, non si limita a negare la convalida del fermo. La giudice ha respinto anche la richiesta di applicazione di una misura cautelare personale avanzata dalla Procura, ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza necessari per adottarla.

Ma il tema del pericolo di fuga non è marginale, come espressamente indicato tra le ragioni della richiesta di custodia cautelare dalla Procura: Siher dispone di capacità di movimento e di una rete di relazioni potenzialmente utili a sottrarsi alle indagini. Landoni ha però escluso che ci fossero elementi sufficienti a dimostrarlo, valorizzando il radicamento dell’indagato in Italia, dove vive con la moglie, evidenziato che non risultavano frequenti spostamenti all’estero. Manca però un elemento centrale all’appello: la presenza del fratello maggiore in Marocco, dove Siher è stato l’ultima volta in occasione della morte di un familiare. Ed è da lì che Mohamed (si chiama così il primogenito) ha lanciato online una raccolta fondi per sostenere le spese legali dell’attivista. In che modo si può escludere che l’attività imprenditoriale della sua famiglia in Marocco sia marginale? Si è certi non incida sull’eventualità di sottrarsi al processo?

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