Se cercate la regia, mettetevi comodi. Sulla carta non c’è capo, non c’è sede e non c’è nemmeno un gruppo, il che per una generazione che vive dentro le chat è quasi commovente. C’è una chiamata sui social. Chi risponde spesso non conosce chi ha risposto prima di lui. Si conoscono lì, sul marciapiede, il giorno stesso. E si riconoscono subito, perché sono identici.
La divisa: felpa Boxeur des Rues, capelli ricci, Nike. Non le Nike del mercato del sabato, ma quelle che costano quanto la spesa di una settimana. Le ragazze sono truccate come per un matrimonio. Sembrano usciti dallo stesso stampo e lo stampo è l’algoritmo. Chi sono, allora? La parola che usano gli investigatori, e quella che spunta dopo aver parlato con le famiglie, è una: trasversali. Non sono banlieue, non sono figli dell’emarginazione. Sono figli di gente che lavora, di cultura media, gente per bene o almeno apparentemente. Quasi tutti incensurati. Ieri erano regolarmente in classe, come se il sabato e la domenica fossero stati di qualcun altro. Robin Hood, però, no. Su questo gli investigatori non hanno dubbi: dietro c’è una rete di ricettatori. Qualcosa si tiene, ma quasi tutto si rivende. Non tanto per guadagnarci, quanto per non farsi trovare la refurtiva in camera.
Politica? Per ora niente. La Digos li considera apolitici, ma è convinta che prima o poi qualcuno potrebbe provare a metterci il cappello (e forse quel qualcuno c’è già?). E certe forme di rabbia di piazza, a Milano, la sinistra le ha sempre guardate con indulgenza, e l’amministrazione Sala le ha lasciate correre parecchio. Il problema è che adesso stanno prendendo un’altra consistenza. È questo che preoccupa. Fino a ieri la Digos conosceva la rapina in strada: la collanina strappata, il telefono, il giubbotto. Le spaccate nei negozi a volto coperto nel resto d’Europa sono cronaca da anni. In Italia non c’erano. Adesso ci sono. E non poteva che cominciare qui. Milano ti propone tutto, ma ti presenta il conto. Te lo mette sotto gli occhi ogni giorno: l’ultimo cappellino, l’ultimo telefono. Intanto ti fa capire che per averli servirebbe un impegno straordinario. E nemmeno quello garantisce qualcosa: né una grande cultura, né un grande futuro professionale. È una città che produce desideri a ciclo continuo e frustrazioni in proporzione. Questi ragazzi la frustrazione l’ ammazzano con un vetro in frantumi.
Una «significativa capacità criminale» nel compiere «azioni distruttive di rara violenza», con «assoluta disinvoltura», e violenze anche contro «appartenenti alle forze dell’ordine»: è la sintesi delle accuse della Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ad alcuni dei devastatori del fine settimana scorso. Nel chiedere per 11 ragazzi, tra i 18 e i 20 anni, sia italiani sia stranieri, la convalida dell’arresto e la custodia cautelare i pm Giovanna Cavalleri - per i fermati sabato - e Aurora Stasi - per i fatti di domenica - sottolineano che gli indagati, «pur formalmente incensurati» meritano di restare in carcere per i reati, a vario titolo, di resistenza aggravata e devastazione e saccheggio (pena fino a 15 anni). Il gruppo dei più violenti era composto da circa 50 giovani e continua il lavoro di identificazione. Molti travisati, uno aveva un passamontagna con il volto di Cristiano Ronaldo. In una delle contestazione si legge che un 18enne, dopo aver sfondato le vetrine di un negozio di un marchio sportivo, ha rubato insieme ad altri una grossa «quantità di merce esposta». Poi, per fuggire dalla polizia, ha colpito «con una gomitata al volto» un ispettore di polizia. Gli interrogatori del gip Fabrizio Filice a San Vittore sono cominciati ieri e continueranno oggi, insieme a quelli dei 34 minorenni arrestati, sentiti all’Ipm Beccaria. Il giudice deciderà oggi sulle prime misure. Nei disordini di domenica sono rimasti feriti 14 agenti, sono stati accompagnati in Questura 271 manifestanti. Di questi, 60 sono stranieri e 220 minorenni. Per 5 fermati il pm ha disposto la liberazione: erano accusati di ricettazione, essendo stati bloccati con addosso merce rubata da un supermercato. Per la ricettazione infatti non è previsto l’arresto in flagranza. Restano sotto indagine.
