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Magistratura

Lo sfregio a Berlusconi

Sentenza anticipata, toghe “condizionate”. Ma per la Corte Ue dei Diritti è tutto ok

Una lettera da ri-leggere

La giustizia arriva fuori tempo massimo. Quando ormai i giochi, quelli terreni, sono fatti. La Corte di Strasburgo dà torto a Silvio Berlusconi: il processo in cui il Cavaliere fu condannato nel 2013 per frode fiscale si svolse correttamente. Anche se i retroscena sono senza precedenti. «È una decisione che ci lascia amareggiati e sbalorditi», sottolineano gli avvocati Giorgio Perroni, Andrea Saccucci e Bruno Nascimbene. Tutto il lavoro di approfondimento svolto non apre crepe nel giudizio dei giudici della Corte. «Tredici anni di battaglie - aggiungono i legali - vengono liquidati in una riga». La Corte non ha dubbi e dopo un lunghissimo iter, cominciato addirittura nel 2014, respinge tutte le argomentazioni prospettate dalla difesa di Berlusconi. Non ci furono violazioni né strappi al pentagramma del diritto: tutto regolare. Curioso. Per una vicenda dai tratti quasi romanzeschi e incredibili. Anzitutto per la scelta del collegio, chiamato appunto a dire l’ultima parola: la sezione feriale della Suprema corte, scomodata in piena estate per fronteggiare il pericolo dell’incombente prescrizione. C’era tutta questa urgenza? E qui si entra addirittura in una fiction con altri due capitoli inediti per un’aula di giustizia: il presidente Antonio Esposito concede un’intervista al Mattino dopo la lettura del dispositivo ma prima di pubblicare le motivazioni; in questo irrituale colloquio spiega le ragioni della condanna, a 4 anni di carcere di cui tre condonati. Un’altra inammissibile forzatura, dopo l’ingresso in scena della sezione feriale?

No, per Strasburgo che manda giù anche la spy story che vede protagonista un altro componente del collegio, il magistrato Amedeo Franco. In effetti, qualche tempo dopo il verdetto accade l’impensabile: Franco va ad Arcore e si confessa, con una mossa spericolata e senza precedenti. Racconta a Berlusconi che i colleghi erano una sorta di «plotone di esecuzione», erano insomma decisi a stangare Berlusconi che fino ad allora in un modo o nell’altro era uscito indenne da una catena interminabile di procedimenti. Peraltro, in un susseguirsi sbalorditivo di colpi di scena, Franco aveva provato pure a registrare di nascosto le conversazioni in camera di consiglio, ma era stato scoperto in extremis. Insomma, ci sarebbe stato un presidente prevenuto, Esposito, e una toga in un certo senso berlusconiana, Franco. Colpi e contraccolpi, ma la Corte non fa una piega. «Non si può chiudere con una formula sbrigativa - protesta il terzetto in toga - una vicenda che riguarda principi fondamentali della giustizia». Invece, è andata così. Sipario