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Magistratura

Retate, sviste e innocenti in cella. Tutti gli “orrori” del pm Gratteri

Dall’ammonimento del Csm alle mega-inchieste finite con tante assoluzioni: il libro di Ermes Antonucci ripercorre la carriera del Procuratore di Napoli. Un conto salato che nessuno paga

Caso Gratteri, i togati del Csm: "Non trascinateci su questioni disciplinari"

Questa non la sapeva nessuno, o quasi: il 23 maggio 1997 Nicola Gratteri ha ricevuto un ammonimento dal Csm per un «errore macroscopico e inescusabile» che riguardava la libertà di un cittadino. Il magistrato, nel 1993, aveva disposto il fermo di un sovrintendente di polizia per il rischio che inquinasse le prove: mancava il pericolo di fuga, presupposto del provvedimento; il gip poi non convalidò il fermo e le accuse furono archiviate. Davanti alla sezione disciplinare, Gratteri spiegò che si trattava di «pericolo di fuga di elementi probatori». Fuggivano le prove, insomma. Un’invenzione giurisprudenziale. Gratteri fu sanzionato.

Toga Sopra Nicola Gratteri, procuratore a Napoli Sotto, libro di Antonucci

Conviene cominciare da qui per leggere «Nicola Gratteri», biografia non autorizzata di Ermes Antonucci scritta per Amazon (le editrici tradizionali mi hanno stufato, ha detto l’autore) e quindi si parte da qui per rispolverare quindici vicende selezionate. Antonucci conta 2.069 indagati e 525 condannati «definitivi o confermati»; dal totale restano 1.544 persone: il 74,6 per cento, quasi tre su quattro. Lo scarto non equivale a 1.544 assoluzioni definitive: esiti e gradi di giudizio sono diversi, e alcune posizioni sono ancora aperte. Ma il bersaglio è la pesca a strascico: grandi retate, celebrazioni immediate e, anni dopo, innocenti restituiti al silenzio. Intanto sono saltate famiglie, aziende e carriere: il solito. Altri risultati contro la ‘ndrangheta, e una vita sotto scorta, non cancellano il conto.

Si prosegue. Nel novembre 2003 mille carabinieri arrivano a Platì, quattromila abitanti: 125 arresti nell’operazione «Marine». Tra gli indizi, una delibera sulla «Valorizzazione aree latitanti», letta come sostegno pubblico ai rifugi dei ricercati. Le difese recuperano gli atti: erano «aree latistanti fiumara», terreni accanto al torrente; il correttore del computer, cioè, avrebbe espulso una esse. Gratteri replica che «il termine latistanti tra l’altro nella lingua italiana non esiste». E invece esiste, l’ha usato anche Cavour. Il libro conta otto condanne; le altre accuse cadono poi fra proscioglimenti, assoluzioni e prescrizioni. La lingua italiana sopravvive.

Poi. Nel 2011 l’inchiesta «Circolo formato» porta all’arresto del sindaco di Marina di Gioiosa Ionica, Rocco Femia, più tre assessori. Comune sciolto per mafia. Tutti e quattro assolti definitivamente. L’ex sindaco Femia passa cinque anni e dieci giorni in carcere. L’avvocato Franco Coppi accetta di difenderlo e, racconta Femia, gli dice: «Lei non avrebbe dovuto ricevere nemmeno un avviso di garanzia». Dodici le condanne definitive.

Gratteri, procuratore di Catanzaro dal 2016, presenta nel gennaio 2018 «Stige»: 169 arrestati, 188 indagati. «È un’indagine da portare nelle scuole di magistratura». Nel rito ordinario: 49 assoluzioni definitive, 25 condanne e due posizioni rinviate a un nuovo appello. Per quanto riguarda l’ex sindaco Angelo Donnici, il giudice scrive che «nel capo di imputazione non è nemmeno descritta la condotta che avrebbe tenuto». Francesco Zito ottiene 47.635 euro per ingiusta detenzione.

Sempre nel 2018 ecco l’inchiesta «Lande desolate»: il presidente della Calabria, Mario Oliverio, è all’obbligo di dimora, mentre Gratteri chiedeva i domiciliari. Non è lo stesso. La Cassazione rileva un «chiaro pregiudizio accusatorio», Oliverio sarà assolto perché il fatto non sussiste dopo una richiesta di quattro anni e otto mesi. La procura non impugna, ma la carriera politica ha già subìto il colpo.

Nel 2019 è il turno «Rimpiazzo», che serve a «bonificare, derattizzare, un territorio». A dicembre anche «Rinascita-Scott»: 334 arresti. Gratteri vuole «smontare la Calabria come un trenino Lego e poi rimontarla pian piano», e lamenta che «i giornali nazionali hanno boicottato la notizia». Tra gli arrestati c’è il sindaco di Pizzo Gianluca Callipo: sette mesi in carcere, diciotto anni richiesti, assoluzione definitiva dopo la rinuncia dell’accusa all’impugnazione. Nel 2020 il presidente del Consiglio regionale, Domenico Tallini, finisce ai domiciliari per «Farmabusiness». Tallini sarà assolto definitivamente. Nel 2021 Lorenzo Cesa è coinvolto in «Basso profilo». Entro l’anno, la stessa procura ne chiede e ottiene l’archiviazione.

Nel 2023 il Csm promuove Gratteri a Napoli con diciannove voti: perché funziona così, lo promuovono.

Nel novembre 2025, lo ricordate, Gratteri ha letto in tv una falsa intervista di Falcone ricevuta da «persone serie». Quando si dice verificare le fonti. Il tribunale di Salerno, nel maggio 2026, riconosce la colpa grave di gip e magistrati della Dda nel caso di Matteo Famà: aggredito, poi imputato di «Rinascita-Scott», ventuno giorni ai domiciliari e infine assolto. Lo Stato deve risarcirlo: i magistrati avrebbero dovuto ravvisare «la palese assenza di una condotta penalmente rilevante». I magistrati. Il magistrato. Nicola Gratteri è una sorta di Luigi de Magistris 2.0 con l’efficacia istruttoria di un Roberto Scarpinato. Il libro è da leggere se volete incazzarvi.