Doveva essere la storia di un antieroe che sacrifica la sua vita alla lotta contro le mafie, è diventata l’emblema di una sconfitta per la giustizia e per lo Stato. A distanza di tre mesi la docufiction World Wide Mafia su Nicola Gratteri è ancora oscurata dalla piattaforma Disney+, nonostante i proclami della società di produzione IBC Movie che ne vantava una pronta messa in onda ai primi di luglio. Tutta colpa della presunzione del regista Jacques Charmelot - al secolo il marito di Lilli Gruber - di sacrificare l’incolumità di un pentito del Vibonese in Calabria alla frettolosa messa in onda lo scorso giugno del documentario, strombazzato e strapagato, senza i necessari via libera. Il consenso, come aveva ricostruito il Giornale, era stato prestato nel 2021 confidando nell’anonimato assoluto e nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza imposte dalla Commissione Centrale. Invece il timbro vocale non è stato camuffato abbastanza, idem la pixellatura di volto e corpo, decisamente insufficiente. Ieri un’ordinanza del giudice del tribunale di Roma - con dati sensibili cancellati - ha imposto la rimozione di una fiction proprio per l’assenza di questi requisiti. È altamente probabile che si tratti proprio di World Wide Mafia, che peraltro circola ancora liberamente su internet e su siti pirata.
I legali del pentito avevano più volte ammonito il regista francese a tornare indietro dai suoi propositi, di contro dalla Calabria è partita una contronarrazione contro il collaboratore di giustizia, con qualche sprovveduto giornalista che ha scritto un po’ di falsità prontamente smontate (su cui indaga anche l’Ordine) per salvare la produzione, Herr Gruber e Disney+ da una figuraccia mondiale. Gratteri non commenta, contattato dal Giornale non ha risposto. Quando la Gruber, prima dell’estate, gli aveva chiesto come mai World Wide Mafia non fosse andata più in onda, il procuratore di Napoli aveva svicolato. Probabilmente già sapeva del cortocircuito tra produzione, procure e ministero dell’Interno ma era vincolato al segreto. Quella domanda potrebbe anzi averlo infastidito a tal punto che il coraggioso pm antimafia potrebbe disertare il salotto tv di La7 per qualche mese, giusto il tempo di sbollire la rabbia.
Disney+ è stata danneggiata come il pentito, già pronto a rivalersi civilmente su Charmelot. Il colosso Usa potrebbe fare altrettanto, idem la Regione Calabria che ha finanziato con soldi pubblici il documentario. E i boss se la ridono.
