Le mamme italiane? Le migliori del mondo

Come uno tsunami di aria fresca, inaspettata e corroborante, è giunta la notizia che le mamme italiane sono le preferite dagli studenti stranieri che frequentano, nel nostro Paese, il programma di studio di Intercultura.
Secondo il loro parere di ospiti per un anno in una famiglia italiana, le madri dei coetanei ospitanti (17 anni), quindi presumibilmente donne tra i trentotto e i cinquant’anni, sono amorevoli, attive, attente, pulite e infaticabili. Sono originali e autonome e sanno cucinare bene. Qualcuno le ha anche definite le migliori del mondo. Non è poco ed è interessante, se osserviamo che gli studenti provengono da 50 Paesi diversi per cultura, storia e tradizioni.
È un apprezzamento significativo, onorevole e bonificante dell’idea, molto critica e peregrina, che nei Paesi esteri si ha degli italiani in genere. Ci definiscono mafiosi, arraffoni, litigiosi e superficiali. Solo il cibo, e neppure più la musica, ci fa conquistare qualche grado di attenzione e ci consente lodevoli competizioni internazionali.
All’interno delle mura nazionali, salvo ovviamente le eccezioni, non è che le donne in genere stiano vivendo un momento di splendente virtù.
Anzi. La piaggeria verso i potenti e i ricchi, ha fatto sì che molte tracimassero all’esterno quelle parti di sé che la dignità e l’educazione, una volta, sapevano governare e trasformare in opportuni e mirati gesti di seduzione. Cosicché oggi ci sono le donne che lavorano seriamente e quelle che se li lavorano seriamente. Neppure le mamme, apparentemente, fanno una gran bella figura, soprattutto quando difendono a spada tratta i loro cuccioli ignoranti e pigri contro i professori o quando fanno a gara con le figlie nei concorsi di veline o velone. Per non parlare delle tragiche madri che uccidono i loro piccoli. Eppure, in questo panorama deludente e di obiettivo imbarazzo, all’improvviso emerge la realtà vera e consistente, ma finora in ombra, di valide mamme da esportazione. Un palmares meritato ed encomiabile, che ci fa immaginare, con ammirazione, questo consistente drappello di madri responsabili del loro ruolo e capaci di costruire buoni ricordi anche ai compagni dei loro figli. Mamme che nutrono col buon cibo e con esempi operativi. Mamme che sanno prendere sul serio gli adolescenti, li ascoltano e pretendono da loro il giusto impegno non dimenticandosi, esse stesse, di essere persone, giacché sono definite dagli studenti stranieri «moderne» e «ricche di interessi».
Scopriamole, andiamole a conoscere. Forse stanno rifacendo gli italiani e meriterebbero grandi riconoscimenti. Anche se in realtà non fanno altro che il loro dovere, con onestà e partecipazione. Ma riscattano l’incapacità, la disonestà, la superficialità e l’egoismo di quelle tante, ancora, madri che trascurano i figli, o li coccolano troppo. Che li tengono ostaggio delle loro paure o li strumentalizzano per interesse. Mamme che producono giovani con adolescenza ritardata, privi di energia e ricchi di vizi; mamme che crescono uomini e donne frustrati da difficili condizioni di vita infantile; figli bisognosi di trovare gruppi di coetanei con devianze antisociali per usare un’energia mai canalizzata; ragazzi e ragazze inghiottiti nei buchi neri della droga, depressioni e disfunzioni alimentari. Anche questa, brutta e costosa per tutti, è una realtà obiettiva. Basta parlarne con gli psicologi, gli insegnanti, i preti e chiunque si occupi dei problemi dell’adolescenza. Forse è un problema mondiale e non solo nazionale.
Forse, però, il sapere che le nostre mamme sono giudicate le migliori del mondo, può fare abbassare il livello di guardia su un fenomeno comunque critico e su problemi che, invece, dovrebbero essere affrontati ancora più seriamente.
Nella speranza che alcune madri, diversamente da quelle apprezzate da Intercultura, non continuino a pensarla come il Giusti: «I figli non basta farli; v’è la seccaggine dell’educarli».

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