La mannaia Ue sul made in Italy: "Entro due anni Nutri-score in tutti i Paesi"

La Commissione europea rilancia il dibattito sull'introduzione obbligatoria del Nutri-score, l'etichettatura a semaforo che penalizza le eccellenze italiane, in tutti gli Stati membri. La denuncia di Coldiretti: "Così l'Ue si inchina alle multinazionali"

La mannaia Ue sul made in Italy: "Entro due anni Nutri-score in tutti i Paesi"

Con la fine del lockdown a Bruxelles riparte il dibattito sul Nutri-score, il sistema di etichettatura a semaforo per i prodotti alimentari che avverte il consumatore sulla soglia di zuccheri, grassi e sale. Se n’è parlato mercoledì scorso nella commissione parlamentare per l'Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo. Alexandra Nikolakopoulou, della Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza alimentare della Commissione, è intervenuta sottolineando la necessità di "promuovere un sistema alimentare sostenibile" attraverso l’utilizzo dell’etichettatura nutrizionale preconfezionata che consenta ai consumatori di avere accesso con un colpo d'occhio alle informazioni nutrizionali per orientarsi meglio nelle loro scelte.

L’obiettivo è quello di rendere obbligatoria l’adozione del sistema in tutti gli Stati membri entro i prossimi due anni. Una richiesta, quella della Commissione, che scontenta i produttori di casa nostra e va incontro agli appelli delle grandi multinazionali come Nestlé, che lo scorso aprile aveva scritto alla commissaria per la Salute e Sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, per chiedere di imporre il sistema Nutri-score in tutti i Paesi europei. La motivazione del colosso svizzero della grande distribuzione è che l’etichettatura a semaforo "aiuta le persone a fare buone scelte" e le aziende a sviluppare "prodotti più sani".

Non sono d’accordo le aziende italiane. Il sistema brevettato in Francia, infatti, finisce per penalizzare proprio le eccellenze del Made in Italy. Ettore Prandini, presidente nazionale della Coldiretti punta il dito contro i giganti del settore: "Faticano a fare pressione sui singoli Stati, mentre a livello europeo hanno gioco facile". Secondo il rappresentante degli agricoltori italiani dietro il sistema a semaforo che l’Europa vorrebbe introdurre ci sarebbero gli interessi economici delle grandi catene di distribuzione con sede in Germania, Francia e Regno Unito. "È un meccanismo di valutazione – denuncia Prandini – totalmente sbilanciato a favore dei prodotti generici: il paradosso è che le bevande gassate con zero zuccheri avranno il semaforo verde mentre latte e olio extravergine d’oliva verranno bollati come cibo spazzatura".

L’associazione di categoria chiede quindi che si introduca un sistema cosiddetto "a batteria" che indichi le giuste quantità di prodotto da consumare in una giornata. E poi, che vengano esclusi dal meccanismo tutti i prodotti Dop e Igp, già sottoposti a controlli rigorosi. "Altrimenti – ci dice al telefono – si rischia la concorrenza sleale, visto che in Francia, ad esempio, tutte le produzioni tradizionali vengono escluse dal Nutri-score". "Significherebbe ritrovarsi col parmigiano etichettato con il semaforo rosso e i formaggi francesi senza nessun tipo di indicazione", va avanti Prandini.

"Assurdo – continua il numero uno della Coldiretti – penalizzare l’Italia, uno dei Paesi con la popolazione più longeva al mondo assieme al Giappone, proprio grazie alla dieta mediterranea, e premiare il modello importato da Stati dove ci sono problemi di obesità". Ma non è solo una questione di salute. La posta in gioco a livello economico è altissima. L’export dei nostri prodotti vale 45 miliardi di euro ed è rivolto prevalentemente ai Paesi europei, primi fra tutti Francia, Germania e Regno Unito. "Con l’introduzione del Nutri-Score in Gran Bretagna – fa sapere Prandini - l’olio d’oliva italiano ha perso una quota di mercato pari al 30 per cento a favore di oli che non sono neanche lontanamente paragonabili all’extravergine".

"È chiaro, quindi – conclude – il gioco che alcuni Paesi stanno facendo in nome non della trasparenza e dell'interesse dei consumatori, ma del profitto economico, con la complicità di un’Europa che sta dimostrando di essere subalterna alle multinazionali". La prospettiva che i nostri prodotti possano essere considerati di punto in bianco alla stregua del junk food preoccupa gli imprenditori agricoli. Come Pietro Molinaro, consigliere regionale della Lega in Calabria, per anni presidente della Coldiretti nella regione: "Qui l’olio d’oliva è sinonimo di lavoro, benessere e difesa del territorio dal rischio idrogeologico, non possiamo permetterci di perdere quote di mercato per fare un favore all’industria alimentare".

Intanto la scorsa settimana Nestlé ha annunciato di aver esteso l’utilizzo del Nutriscore anche all’Europa meridionale, in Spagna e Portogallo, dopo il via libera già incassato da Francia, Germania, Austria, Belgio, Svizzera, Lussemburgo. A protestare era stato il senatore di Forza Italia, Francesco Battistoni che aveva definito l’etichettatura a semaforo "una gabbia che penalizza la qualità e la complessità del nostro patrimonio alimentare a tutto vantaggio di prodotti standardizzati che nulla hanno a che vedere con la dieta mediterranea". Anche il gruppo di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo si scaglia contro i provvedimenti che la Commissione vuole introdurre nell’ambito della strategia Farm to Fork. Secondo il partito di Giorgia Meloni le misure aprirebbero a "nuovi oneri burocratici e costi gravosi a carico delle aziende, un pericoloso pregiudizio contro gli alimenti di origine animale e schemi nutrizionali obbligatori" definiti "un attentato alla dieta mediterranea".

È d’accordo anche Vincenzo Sofo, eurodeputato leghista, tra coloro che promettono le barricate contro l’ipotesi che "l'85% dei nostri prodotti Dop e Igp vengano bollati come cibo spazzatura, dannoso per la salute". "Se a questo si aggiunge il tentativo di eliminare dalle etichette l'indicazione del paese di provenienza degli ingredienti, l'obiettivo di affondare le produzioni italiani appare evidente", ci dice al telefono da Bruxelles. "Attraverso questo sistema paradossale si rischia di escludere da una dieta equilibrata alimenti sani e naturali che da sempre sono presenti sulle nostre tavole, come olio d'oliva, parmigiano, prosciutto crudo – ci spiega - per premiare, invece, prodotti artificiali, realizzati con ricette spesso ignote, solo perché contengono al loro interno una quantità “sotto soglia” di sale, zucchero e grassi".

Insomma, si tratta di un "regalo alle grandi lobby alimentari". "Su questo punto – assicura – siamo pronti a dare battaglia". Ne va, è convinto il leghista, della "difesa del nostro stile di vita".