Le tre esplosioni scuotono il cielo buio di Erbil, la "capitale" del Kurdistan iracheno. La contraerea dei missili Patriot scatta subito: piccoli globi di luce si dirigono verso l'alto a caccia della minaccia iraniana. Le esplosioni si susseguono sopra l'aeroporto di Erbil, dove sono asserragliati i soldati americani. E a fianco, chiusi nei bunker da sabato, 180 militari italiani della missione Prima Parthica, che addestrano i Peshmerga, i combattenti curdi "pronti alla morte". Il nostro campo, Singara, ha subito qualche danno materiale, ma non ci sono vittime fra i militari anche se la Difesa ci impedisce di raggiungerli per "motivi di sicurezza", come se il resto di Erbil fosse tranquillo.
Un nugolo di 14 droni kamikaze ha cercato, come ogni sera prima di cena verso le 19.30, di colpire gli obiettivi Usa. "Sempre quelli: la base all'aeroporto o il consolato americano, uno dei più grandi del Medioriente - spiega chi è sul campo - Solo nei primi cinque giorni di guerra abbiamo contato oltre 120 attacchi di missili e droni kamikaze". Non sempre in arrivo dall'Iran, ma spesso lanciati dalle milizie sciite irachene, giannizzeri degli ayatollah. Mercoledì sera un missile o un drone intercettato ha sfondato la parete di un edificio religioso, dedicato a Papa Francesco, nel quartiere cristiano di Ankawa, a meno di un chilometro in linea d'aria dall'aeroporto. L'enorme buco si apre su una cappella andata completamente distrutta, ma per fortuna non c'era nessuno. Una scheggia si è conficcata nella grande croce in legno sull'altare, che ha resistito alla devastazione. Il Kurdistan, regione super autonoma nel Nord dell'Iraq, è l'avamposto più vicino all'Iran, dove si potrebbe giocare il destino della guerra. Migliaia di combattenti curdi iraniani si stanno preparando ad un attacco oltre confine con l'appoggio aereo americano e israeliano. "Si va verso la strategia afghana del 2001 - spiega la fonte operativa -. Armando i curdi iraniani oltre confine e usando i gruppi d'opposizione, che hanno i loro campi in Kurdistan, come proxy di Trump". E il presidente americano, ha rivelato ieri il Washington Post, è pronto a offrire copertura aerea all'operazione.
I corpi speciali sono già penetrati, come ai tempi dei talebani dopo l'11 settembre, nella parte curda della Repubblica islamica, dove vive l'8-10% della popolazione. Assieme a cellule dormienti o infiltrate dei gruppi armati curdi stanno martellando i Pasdaran lungo il confine. Negli ultimi giorni si sono intensificati i bombardamenti con bersagli "illuminati" da terra per indirizzare le bombe. Fino a mercoledì erano stati distrutti 109 obiettivi militari in 30 città dell'Iran curdo. I video che arrivano da oltre confine mostrano esplosioni paurose ed enormi nuvole di fumo che radono al suolo comandi delle Guardie della rivoluzione, caserme, basi di intelligence e delle forze di frontiera. Le notizie di un'offensiva già iniziata nelle ultime ore "è destituita di qualsiasi fondamento" ribadisce, Aziz Ahmad, capo di stato maggiore del governo regionale, che vede come fumo negli occhi il conflitto. "Temo che il piano di attacco dei curdi iraniani potrebbe scattare in pochi giorni per sfruttare l'indebolimento dei Pasdaran con i pesanti bombardamenti oltre confine", osserva Ruggero Guanella. Ingegnere di Bormio, "veterano" dell'Iraq e delle sue guerre, ha una società commerciale ad Erbil. "Questa volta non si scherza - spiega mostrando dal balcone l'aeroporto con un aereo fermo sulla pista -. Sabato il fragore delle esplosioni fra missili e Patriot era continuo. Il primo marzo, quando gli iraniani hanno colpito il deposito di munizioni della colazione all'aeroporto i botti con lampi rossastri sono andati avanti per tre ore". Il veterano informa che "domani (oggi per chi legge ndr) il consolato ha organizzato una prima evacuazione con un minibus, via terra, di una parte dei circa 200 italiani del Kurdistan".
Il presidente Donald Trump ha telefonato, negli ultimi giorni, ai leader regionali curdi. E anche ad alcuni capi dei gruppi d'opposizione iraniani. L'ultima ieri mattina a Mustafa Hijri, presidente del Partito Democratico del Kurdistan dell'Iran. Poche ore prima aveva lanciato l'appello alle forze di sicurezza iraniane "di abbandonare le postazioni e tornare dalle proprie famiglie" per evitare la morte. La frammentata opposizione curda agli aytaollah ha formato un'alleanza operativa in vista dell'ora X, ma gli iraniani sono passati al contrattacco con bombardamenti mirati dei campi nel Nord dell'Iraq. Grazie ad un capillare rete d'intelligence la rappresaglia si è concentrata nell'area di Sulemanya, ad un passo dell'Iran, dove hanno incenerito pure un'ex sede dell'Onu che era diventata base della Cia.
I rifugiati iraniani in Kurdistan sono 20mila, ma i guerriglieri in armi arrivano con difficoltà a 7mila. L'obiettivo è spianarli la strada con l'appoggio aereo e sollevare la popolazione che potrebbe liberare alcune città come Sardasht ad appena 20 chilometri dal confine.