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Una mano sempre tesa ai pazienti oncologici

Una mano sempre tesa ai pazienti oncologici

«Gli “Angeli”, così mi piace chiamarli, entrano in casa dell'ammalato in punta di piedi, con discrezione e un sorriso di conforto. Regalano parole d'amore, di sostegno in situazioni di disagio e di legittima paura psicologica legata al sorgere di malattie devastanti... Hanno un tocco magico che apre il cuore, guardano la persona che è dinanzi, non guardano un numero fra tanti numeri».
Con queste parole una famiglia ha recentemente ringraziato la Fondazione Ant Italia Onlus, nata a Bologna nel 1978 per opera dell'oncologo Franco Pannuti, per il servizio specialistico di assistenza domiciliare oncologica ricevuto in occasione della malattia di un proprio caro. Il rientro a casa per un malato di tumore con una prognosi delicata è una fase particolarmente difficile, poiché mancano i riferimenti e le certezze dell'ospedale.
Il personale sanitario che lavora per Ant si prende cura dei pazienti oncologici nelle loro case con uno standard di livello ospedaliero, senza alcun tipo di costo per i malati e le loro famiglie. Ant assiste ogni giorno 3.800 persone in nove regioni italiane, 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. Dal 1985 ha assistito oltre 93mila malati oncologici. Sono 421 i professionisti che lavorano per la Fondazione - medici, infermieri, psicologi, specialisti, operatori socio-sanitari - cui si affiancano circa 1.600 volontari impegnati nella logistica e nel fundraising. Solo il 17 per cento di quanto Ant raccoglie per sostenersi deriva da fondi pubblici, il resto è frutto di donazioni di privati e aziende.
Il 5x1000 costituisce il 13 per cento del bilancio ed è indispensabile perché Ant continui a garantire assistenza domiciliare professionale ai malati di tumore.


Un lavoro che richiede una sensibilità del tutto particolare, come ricorda un'altra testimonianza: «Mamma ti ha apprezzato moltissimo come medico e come persona, soprattutto per il tuo porti in maniera sempre positiva e umana. Da parte mia, il grazie più grande è per esserci stato, per avermi ascoltato, per avermi spiegato e per aver capito».

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