Noi adoriamo il gelato. E abbiamo molti amici gay. Ecco perché, ieri, appena l'abbiamo vista su un giornale online, ci siamo precipitati a leggere la notizia. «Catania, gelateria mette in vendita il pistacchio gay colorato di rosa. È polemica: Alimenta bullismo e stereotipi». Strano. Quando eravamo ragazzi il pistacchio era considerato da maschi. Era il gelato al Puffo ad essere una frociata pazzesca... Ma vabbè.
E insomma è successo che a Catania, terra di sticchiu e di puppo, in una gelateria di piazza Duomo è apparso un gusto, con tanto di cartellino, che ha creato scandalo. «Abbiamo solo unito il pistacchio al cioccolato rosa e lo abbiamo chiamato gay», ha spiegato il titolare. Peraltro sembra sia buonissimo. Ma il mondo omosex davanti alla trovata di marketing è rimasto, diciamo così, un po' freddo (è una battuta, ndr). Attivisti Lgbtqia+ e il collettivo queer dell'Arci Catania hanno stigmatizzato la cosa. «Scrivere pistacchio gay associandolo al rosa è discriminatorio». «Siamo in una cultura machista». «In città abbiamo un problema con l'identità omosessuale». «È più buona la zuppa inglese».
A livello nazionale Alessandro Zan e la Schlein hanno annunciato un corteo di protesta. Il «ConoPride». Slogan: «Siamo tutti arrusi». Gay in siculo si dice arruso, dall'arabo ahrus, ragazzino.
A proposito.
Capiamo l'indignazione di una certa sinistra: in politica esistono delle priorità. Le stesse del giornalismo, sembra. Del resto, ieri, sul sito di certi giornali la notizia del pistacchio gay veniva prima dell'unico richiamo sull'Iran.