"Non ero io a fornire informazioni a Report, era reReport che me le chiedeva. Io aiutavo i loro giornalisti ad evitare le querele". Sono queste le dichiarazioni rilasciate in serata da Gian Gaetano Bellavia in esclusiva al Giornale. Dichiarazioni che confermano la nuova versione e le prime ammissioni emerse in giornata.
La giornata si era aperta infatti con un primo colpo di scena sul documento di 36 pagine finito (non si sa come) nell'inchiesta milanese sui dati sottratti allo studio del commercialista, consulente di Report e di molti magistrati. È il documento chiave, perchè riporta l'elenco dei 104 titolari dei dati custoditi da Bellavia nel suo archivio e poi trafugati. La sua pubblicazione sul Giornale ha sollevato allarmi e interrogazioni parlamentari, e da più parti ne era stata messa in dubbio l'autenticità. Bellavia, in una intervista al Fatto Quotidiano del 3 gennaio ne aveva disconosciuto la paternità: "Non ne so nulla, posso solo dire che, se esiste, quel documento non proviene da me o dal nostro studio". E invece l'autore è proprio lui. È stato lo stesso Bellavia ad ammetterlo, attraverso il suo legale Luca Ricci, in una nota diffusa ieri: si tratta del "contenuto" di "comunicazioni via mail" tra Bellavia e il precedente difensore.
È una ammissione cruciale, perchè in quel documento il commercialista-consulente dice in modo chiaro che i dati contenuti nel suo archivio sono dati "ad alta sensibilità", provenienti persino da indagini giudiziarie ancora in corso, e che all'interno del suo studio esisteva addirittura uno "storage", un magazzino informatico delle intercettazioni.
Bellavia nel comunicato comunque rivendica la propria innocenza e correttezza, polemizzando con "le numerose e fuorvianti notizie apparse" in questi giorni, ma fa in qualche modo un'altra ammissione. L'elenco dei 104, dice, "non costituisce in alcun modo un dossieraggio", ma "semplicemente un elenco di soggetti che figurano citati nelle relazioni di consulenza tecnica redatte (...) nel corso degli anni, costituenti il frutto della propria attività professionale", cioè dal lavoro per le Procure, che Bellavia nega di avere poi utilizzato come consulente di Report. Commenta Maurizio Gasparri (nella foto), capogruppo di Forza Italia al Senato: "La nota degli avvocati di Bellavia completa il disastro in cui si è infilato questo consulente delle Procure e di Report. Leggiamo conferme di quello che abbiamo detto. Ovvero che Bellavia ha elencato i nomi delle persone di cui si è occupato. E ci chiediamo a che titolo si è occupato di persone non indagate, come il caso di Geronimo La Russa e di molti altri, perché ha ficcato il naso sulle vicende di queste persone che nulla hanno a che vedere con vicende giudiziarie?". Dice ancora Gasparri: "E poi gli avvocati ammettono che Bellavia, del resto essendo consulente è assolutamente logico, riceveva degli input da parte di Report per fare approfondimenti su questa o quella persona. Nessuno ci toglie dalla testa che nel fare gli approfondimenti Bellavia, che era consulente di Report ma anche delle procure, potesse attingere, e come avrebbe potuto evitare di farlo?, ai materiali giudiziari di cui era in possesso in quanto consulente delle Procure". Il pallino, adesso, è in mano alla Procura di Milano. Il pm Paola Biondolillo ha chiuso le indagini a carico di Valentina Varisco, l'ex dipendente de dda a Bellavia per essersi impadronita di 1,3 milioni di file del suo archivio, e si prepara a citarla a giudizio per appropriazione indebita e accesso abusivo a sistemi informatici. E il resto? I milioni di file, accumulati sulle indagini di cui Bellavia era consulente? "Non ci sono dati segreti", dice ieri una fonte vicina ai vertici della Procura. Ma non tutto il materiale copiato dalla Varisco è nelle mani della Procura, perché non è stato sequestrato. E soprattutto non è stato sequestrato il resto - tra i dieci e i venti milioni di file - dell'archivio del consulente.
Un freno alle indagini su questo fronte è probabilmente che per ora non c'è una notizia di reato, una denuncia. Ma è una lacuna che potrebbe essere colmata a breve se qualcuno dei dossierati decidesse di rivolgersi alla magistratura.