Marcegaglia all’attacco: si può fare anche in Italia

nostro inviato a Mantova

Emma Marcegaglia ha fatto un sogno. A occhi aperti, complice forse il fatto di poter giocare una volta tanto in casa, nella sua città. Ha sognato che l’Italia, per un giorno, potesse essere la Germania. Leggendo infatti davanti all’assemblea dell’11° Forum mantovano della Piccola industria un flash appena battuto dalle agenzie - «Il governo tedesco: dal 1° gennaio saranno tagliate le tasse per 24 miliardi di euro» - la presidente di Confindustria ha espresso il desiderio che quella notizia possa arrivare presto anche da Roma, non soltanto da Bonn. Perché quanto detto dal governo di Angela Merkel, ha spiegato, costituisce «un fatto, non un annuncio». Una scelta valida ed effettiva già domani, «non tra due anni».
«Ieri - ha poi ricordato la leader degli industriali “riatterrando” sulla realtà della penisola - c’era stato l’annuncio, fatto da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, relativo a un’ipotesi di taglio dell’Irap. Bene, noi oggi diciamo a Berlusconi e a Tremonti di passare dalle parole ai fatti e di dare quindi ascolto alla Lega che proprio in questa sede, poco fa, con il ministro Roberto Calderoli, ha lanciato la chiara proposta di rendere deducibili dall’Ires le parti di Irap relative agli interessi passivi e al costo del lavoro. E io allora dico - ha aggiunto - iniziamo subito da qui, passiamo dagli annunci ai fatti. E diciamo anche, a Tremonti e a Berlusconi, “fate le riforme, tagliate soprattutto la spesa pubblica e improduttiva che sta diventando davvero inaccettabile in un momento come questo”».
Musica, per l’assemblea dei piccoli imprenditori. Quasi quanto lo erano state poco prima le parole di Calderoli (del quale la presidente ha ammesso claris verbis «sono una sua grande ammiratrice») sulla dibattuta questione del posto di lavoro. «Io credo nel lavoro fisso, duraturo nel tempo, che dà l’idea della certezza, ma legato al concetto che si debba lavorare. Quindi non quello passivo di posto fisso e basta», è stato il sottile ma sostanziale distinguo del ministro per la Semplificazione normativa.
Al di là dei sogni, ha tuttavia tenuto i piedi ben saldi in terra, la Marcegaglia, aggiungendo subito dopo di essere «ben consapevole che l’Irap è una tassa da 40 miliardi di euro e che quindi non sarà possibile tagliarla in un giorno solo. Ma prima partiamo e prima... », ha lasciato intendere il seguito pur dovendo lasciare la frase a metà, interrotta da un battimani. Proprio perché «se l’Irap è una tassa particolarmente odiosa, lo è anche perché incide sul costo del lavoro, facendo così pagare le tasse anche ad aziende che si trovano in perdita».
«Questo sarebbe un segnale importante e forte e noi auspichiamo che Tremonti e Berlusconi vadano appunto avanti su questa strada, soprattutto tenendo conto che il governo è stato votato dai cittadini e gode di una maggioranza forte», ha aggiunto la Marcegaglia insistendo in modo evidente nel rivolgersi sempre a entrambi, al premier e al ministro dell’Economia, quasi ad auspicare che quella coppia non «scoppi», come invece si augura qualcuno nello stesso centrodestra. Governo che da parte sua «deve usare questa forza numerica per fare le riforme e per portare avanti il cambiamento di cui abbiamo bisogno». Governo al quale la presidente ha anche chiesto «l’immediata apertura di un tavolo sulla patrimonializzazione e l’aggregazione tra le imprese» affinché il bonus fiscale «venga ampliato, rendendolo più competitivo». Parlando in particolare del bonus di patrimonializzazione, previsto al 3% per aumenti di capitale fino a 500mila euro, Marcegaglia ha detto che il previsto sconto di 15mila euro «non è risolutivo».
Nel ringraziare pubblicamente il segretario della Cisl, Bonanni, presente in sala, per il «senso di responsabilità dimostrato», la presidente ha lanciato una stoccata alla Cgil, contestandone i dati sul rischio occupazione e opponendovi le stime ufficiali del Centro studi di Confindustria, in base alle quali «si perderanno 700mila posti di lavoro e non 4 milioni, come ha detto la Cgil. Pensiamo che la situazione sia complessa, difficile, ma non vediamo né panico né catastrofi», ha rimarcato la Marcegaglia. Che inoltre, a proposito della stima circolata venerdì, di un milione di aziende definite «a rischio», ha sottolineato trattarsi in realtà della «stima di aziende in difficoltà, che hanno cioè difficoltà nell’ottenere credito bancario o nell’avere ordini».
«Si sta chiudendo una fase, quella dell’emergenza - ha concluso la presidente di Confindustria riferendosi al fenomeno in senso globale - anche se forse non è finita la crisi intesa come caduta libera. Ora però inizia una fase forse più complessa, con davanti a noi un percorso ancora lungo e faticoso».
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