Marcello Veneziani spiega ai Rotary come si sono ridotti gli italiani

Né di qua né di là (politicamente parlando), ma avanti e indietro nel tempo come un Diogene moderno alla ricerca dell'uomo. Anzi, dell'italiano (scomparso) visto che «siamo diventati tutti post italiani»: ha spiegato lunedì sera Marcello Veneziani - storico, filosofo e editorialista del Giornale - durante la conferenza che, non a caso, si intitolava «Ritratto italiano: viaggio storico nel presente».
Un appuntamento che il Rotary ha organizzato facendosi letteralmente in quattro. Quattro club genovesi che hanno riempito i saloni di villa Spinola coi loro gagliardetti. C'erano il Rotary Club Genova, il Club Genova Golfo Paradiso, il Genova Sud-ovest e il Golfo di Genova. Quattro associazioni, ognuna con la propria storia. Diverse decine, forse centinaia di rotariani uniti nel simbolo della ruota dentata e della solidarietà internazionale che hanno dedicato l'incontro di lunedì alla nostra città. Perché «parte dei ricavi dai libri di Veneziani verrà devoluto per il recupero del centro storico», ha spiegato il presidente del club Golfo Paradiso Piero Ruggeri.
Un incontro illustrato da Giancarlo Torre, presidente del Rotary Club Sud-ovest e preside della facoltà di Medicina, che ha presentato l'ospite, il «rivoluzionario conservatore», come ama definirsi Veneziani. Nessun paradosso per lo studioso «liberamente e profondamente di destra» che vive in una società in cui «è divenuto impossibile definire con chiarezza la coppia destra-sinistra». E così, come un grillo parlante (perché «in dextro tempore indicava nell'età classica la pienezza dell'essere», spiega il relatore), Veneziani ammalia, conquista. Va direttamente al cuore dei rotariani penetrando nei petti incravattati, nei decolté esagerati. Svincolato da regole di schieramento, non si fa catturare dalla retorica berlusconiana alla quale dedica un'unica battuta a uso e consumo delle televisioni («Il bipolarismo si affermerà solo se Berlusconi abbandonerà la politica o diverrà presidente della Repubblica»).
A Veneziani non interessa l'italiano, il presidente del consiglio, la sua attenzione va agli italiani che «hanno perso la loro identità antica di otto secoli». Cita Ennio Flaiano: «gli italiani non sono una razza ma una collezione, uno diverso dall'altro». Una varietà che però è ricchezza perché «l'Italia era comunque un fatto culturale preesistente all'unificazione», attacca i revisionisti del Risorgimento insieme alla Lega che «prima nega l'identità italiana e poi parla di Padania che è ancora più artificiosa».
Eppure, ammette Veneziani sollecitato dalle domande del pubblico, gli italiani sono cambiati, «hanno perso l'entusiasmo e le speranze, hanno paura di investire in grandi progetti, non fanno figli e per questo hanno tanto timore degli stranieri». Insomma, un paese «spompato» abitato da «post italiani» che hanno relegato la memoria storica alla toponomastica, al nome delle strade, trasformando l'identità storica in una «identità da marciapiedi», è la sferzata di Veneziani che fa parte del comitato per i 150 anni dell'Unità d'Italia e per l'occasione (il 17 marzo 2011) propone semplicemente «un minuto di silenzio».

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