"Meglio la donna in burkini che un uomo con gli slip"

Ha ereditato Miss Italia dal papà: «Da noi non ci saranno mai transessuali o maschi in costume da bagno. Un errore i divieti per le islamiche»

"Meglio la donna in burkini che un uomo con gli slip"

Li vedevi insieme. E pensavi: quei due si amano. Lui andava per i 90 anni, lei una quarantina d'anni in meno. A braccetto lungo il corso di Salsomaggiore, prima che il Barnum della bellezza si trasferisse a Jesolo. Una coppia che si guardava negli occhi. Col cuore che batteva all'unisono. Ma nulla di scandaloso: perché Enzo e Patrizia erano padre e figlia. Orgogliosi di chiamarsi Mirigliani. E di farsi fotografare insieme a fianco alla sbriluccicante corona Miluna che cinge il capo della più bella d'Italia.

Un marchio - Mirigliani - che sta a Miss Italia come il logo Agnelli sta alla Fiat Duna. Sodalizi criticati, eppure indissolubili. La simbiosi legata al concorso delle reginette dura da 70 (settanta!) anni. Un tormentone.

A proposito di «tormento». Il concorso di Miss Italia si è sempre specchiato nello stile dei presentatori che si sono alternati alla conduzione. Quest'anno c'era Francesco Facchinetti...

«Non mi tocchi Facchinetti, che è stato bravissimo: il più coccolato dalle ragazze. Ovviamente, dopo Yoda...».

Chi è Yoda?

«Il mio gatto».

E che ci fa un gatto a Miss Italia?

«La mascotte».

Sa cosa dicono le malelingue a proposito di lei e Yoda?

«Che siamo una coppia bestiale?».

No. Dicono che, da quando il concorso Miss Italia è passato dalla Rai a La7, ormai lo guardano solo quattro gatti. E così lei si è portata dietro Yoda per arrivare almeno a cinque...

«Divertente. Ma non è vero che Miss Italia la guardano quattro (o cinque) gatti. In tv il calo di ascolti c'è stato, ma sui social abbiamo registrato un boom di contatti. Quanto al passaggio dalla Rai a La7, le confesso che in quella fase ho sofferto tanto».

Ha pianto?

«Ci sono andata vicino. Anche se La7 è comunque una grande rete».

Come si difende dalle cattiverie?

«Con l'autoironia».

Nel 2010 un giornalista un po' indisponente scrisse: «Da oltre mezzo secolo, all'inizio di ogni settembre, Enzo Tutankhamon Mirigliani esce dal sarcofago e, accompagnato dalla figlia Patrizia Nefertiti, si gode una boccata d'aria a Salsomaggiore».

«A quei tempi il nomignolo Nefertiti me l'ero guadagnato grazie a un look, forse, un po' troppo appariscente».

Un tripudio di collane, orecchini e bracciali degno di un museo egizio.

«Oggi sono maturata anche sotto questo profilo».

Ma è vero che di recente è riuscita a resistere alla ghiotta offerta di un gruppo cinese interessato a rilevare il «prodotto» Miss Italia?

«Loro ci hanno provato. Io ho risposto no. È stato duro rifiutare tanti soldi. Ma alla fine sono prevalsi i sentimenti. Miss Italia è impossibile da copiare. Non è semplicemente un concorso, ma parte integrante della storia del nostro Paese».

Ora non esageriamo...

«Nessuna esagerazione. Miss Italia negli ultimi 70 anni ha accompagnato, e spesso anticipato, fondamentali mutamenti sociali e culturali dell'universo femminile».

Ne è proprio sicura?

«Non lo dico solo io. Era l'opinione pure di Enzo Biagi».

Peccato che lui non possa più confermare...

«Glielo confermo io. Si fidi!».

Ok, ci fidiamo. Ma basta elogi. Passiamo alle critiche. Che su Miss Italia sono sempre ricche e abbondanti.

«A me le critiche intelligenti fanno piacere. Sono le critiche preconcette che mi lasciano amareggiate».

Mi faccia un esempio di critica stupida.

«Quella secondo cui il nostro concorso sarebbe anacronistico».

Anche secondo noi è anacronistico. Provi a convincerci del contrario.

«I parametri di bellezza femminile non sono fissi né universali. Essi si trasformano col tempo, esattamente come nel tempo evolvono usi e dinamiche relazionali. Noi, come Miss Italia, dobbiamo avere la sensibilità di captare ogni segnale di novità rispecchiandolo nelle nostre ragazze».

Per questo in giuria quest'anno c'era anche una femminista pentita come Anselma Dell'Olio?

«Ci interessava il suo punto di vista».

Per la Dell'Olio la Miss Italia ideale dovrebbe ispirarsi a Simone de Beauvoir. E per lei?

«Io trovo che Maria Elena Boschi rappresenti un modello positivo per tutte le ragazze».

Tra Simone de Beauvoir e Maria Elena Boschi c'è una certa differenza...

«Sì, ma entrambe rimandano a una figura di donna di grande spessore».

Sarà pure come dice lei. Peccato che alla vigilia di ogni Miss Italia le polemiche siano sempre le stesse: curvy, non curvy, bikini sì, lato b no.

«Dietro Miss Italia non ci sono solo temi banali. Ma anche campagne di grande spessore».

Non ci viene in mente nulla. Ce ne ricorda qualcuna?

«Quando nessuno si permetteva di parlare di anoressia nel mondo della moda, noi siamo stati i primi a sensibilizzare l'opinione pubblica. Facendo capire agli stilisti che era assurdo considerare grassa una ragazza taglia 40. Abbiamo quindi dato il buon esempio accogliendo concorrenti che hanno stravolto i vecchi canoni. Idem per le ragazze sposate e per quelle fino a 30 di età. E poi siamo orgogliosi anche della nostra campagna di sugli incidenti sul lavoro di cui sono vittime le donne lavoratrici».

Scusi, ma cosa c'entra Miss Italia con gli «incidenti sul lavoro»?

«È un'emergenza che patiscono più le femmine dei maschi».

Ora non comincerà mica con la lagna delle donne discriminate rispetto agli uomini?

«Non è una lagna. In alcuni casi è la pura verità».

A proposito di vere discriminazioni: cosa ne pensa del divieto del burkini sulle spiagge francesi?

«Un divieto assurdo. L'abolizione del burkini deve rappresentare una tappa autonoma dell'emancipazione sociale e culturale del mondo arabo. Ma è un processo che va sviluppato all'interno dello stesso mondo arabo, non imposto per legge dall'Occidente».

Da noi le donne stanno decisamente meglio. Lei, ad esempio, è stata nominata commendatore dall'ex presidente della Repubblica, Napolitano. Preferisce che la chiamino commendatore o commendatrice?

«Patrizia, e basta».

Che papà è stato Enzo Mirigliani?

«Un uomo meravigliosamente accentratore».

Quando le chiese di collaborare con lui all'organizzazione di Miss Italia?

«La proposta arrivò subito. Ma io ero terrorizzata. Papà era un uomo geniale e istintivo. Non aveva un approccio pedagogico. Era difficile imparare da lui. Mi diceva sempre: Le cose, prima di farle, devi sentirle. E, per una ragazza come me, era difficile sentire le cose come lui».

Allora cosa successe?

«Un giorno andai nella sua stanza e gli dissi a muso duro: Se vuoi che lavori per Miss Italia, devi lasciarmi un po' di carta bianca. Lui capì le mie esigenze. E allentò le briglie».

E per lei fu l'inizio di un'avvincente cavalcata.

«Ho acquisito sicurezza di anno in anno. Una consapevolezza figlia anche di alcuni errori commessi in passato».

Mi racconti il più grave.

«Quatto anni fa, facendomi influenzare da un certo clima interno agli ambienti femminili, decisi di non far sfilare in bikini le ragazze di Miss Italia».

Oggi lo rifarebbe?

«Mai. Avrei la forza e il coraggio per proseguire sulla mia strada, senza condizionamenti. Fedeli agli insegnamenti morali - ma mai moralistici - di mio padre. Ora preferisco apparire il meno possibile e lavorare dietro le quinte sulle nuove frontiere della bellezza».

In tema di «nuove frontiere», avremo mai una Miss Italia transessuale?

«No. Ma una cosa gliela posso assicurare: il concorso di Miss Italia non morirà mai».

Sembra una minaccia.

«No, è solo un auspicio».

Lei ha un figlio, Nicola. Gli cederà un giorno il «giocattolo» Miss Italia?

«Spero di sì. Ma quel giorno è ancora lontano».

Nel frattempo organizzerà mai un concorso per Mister Italia?

«No. Gli uomini in costume che sfilano in passerella sono ridicoli».

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