Cosa volete che sia un risultato dall'esito binario (cioè dove qualcuno vince e qualcuno perde) rispetto a un racconto aperto e pieno di incognite e colpi di scena e risvolti e corna e pianti e sceneggiate? Ridurre la faccenda al fatto che i sensi virano sempre verso il cheap e quindi il trash vince inevitabilmente su tutto, è profondamente ingeneroso rispetto alla lettura antropologica che pure ha una sua inconfutabile dignità.
La prima puntata di Temptation Island ha superato negli ascolti la partita dei Mondiali di calcio tra Svizzera e Canada. E ricordiamo che i Mondiali si giocano ogni quattro anni. Il programma di Canale 5 ha ottenuto circa 3,57 milioni di spettatori e il 27,6% di share, mentre la partita trasmessa su Rai 1 si è fermata al 22%. E nella fascia di sovrapposizione diretta, il reality ha mantenuto il vantaggio. Questo perché, con le dovute proporzioni, i tamarri del "falò di confronto" mettono in scena un dispositivo narrativo molto vicino al romanzo ottocentesco. Intanto lì, vittoria e sconfitta sono di dubbia attribuzione: davvero trionfa chi tradisce o invece si finisce col fare il tifo per chi indossa l'inganno con dignità e riesce a mandare al rogo il fedifrago piuttosto che scodinzolargli dietro in cerca di elemosine emotive? E poi perché quell'infernale isolotto è un laboratorio di personaggi e dinamiche e non ci interessa tanto come la vicenda andrà a finire quanto piuttosto attraverso cosa passerà la fine di una relazione. Perché succede di tutto, dalle lacrime alle botte, dalle urla alla vendetta afona e non meno crudele. Ogni coppia entra nel villaggio portando un conflitto fondamentale: gelosia, desiderio di emancipazione, paura dell'abbandono, crisi del riconoscimento... Se ci si pensa è lo stesso nucleo da cui partono Gustave Flaubert, Lev Tolstoj, Jane Austen... Solo che qui le fila le tiene Filippo Bisciglia, un ex Grande Fratello uscito dagli inizi dei Duemila con la stessa pettinatura.
E va bene così, è sufficiente così. Tanto oggi chissenefrega di identificare qualcuno per il lavoro che fa, per come vota, per i valori che gli disegnano i tratti e gli muovono le azioni, è la vita emotiva a spiegare chi siamo davvero. E il nostro modo di domarla o di farci disarcionare. Le relazioni sentimentali diventano il vero luogo in cui si gioca il riconoscimento di sé. La sociologa franco-israeliana, Eva Illouz, lo ha spiegato benissimo.
Oggi Madame Bovary ingerirebbe arsenico al "pinnettu" (l'area in cui Bisciglia convoca d'urgenza i fidanzati per visionare video rivelatori sul comportamento dei loro partner) mentre risuonano le note di Love the Way you Lie (Amo il tuo modo di mentire) di Eminem e Rihanna, mentre la disgraziata riguarda i conti di casa e passa in rassegna l'esercito di scienziati che per noia, disperazione e malriposta ambizione si è tirata addosso.
Un gol come quello di Ruben Vargas contro il Canada non lo segneremo mai, ma avere le corna, quello sì può succedere anche a noi. E persino di metterle. Anche le coppie più improbabili catturano un brandello di noi, raccontano un pezzetto di chi non vorremmo mai essere e invece siamo. E quello show della verità che si inscena attorno al falò... l'anagnorisis delle tragedia classiche, quando si passa dall'ignoranza alla consapevolezza e non si desidererebbe altro che di tornare al secondo prima, quando ancora nulla faceva male.
Perché le nostre battaglie decisive, un po' come per l'ammiraglio Darcy, non sono più quelle combattute sul campo, ma quelle combattute in camera da letto o poco più in là. Ed è in camera da letto che oggi si cercano le grandi risposte.