Assalto alla Brigata Ebraica. E al Pd: "È guerrafondaio"

Sinistra in pezzi in un 25 Aprile che la manda in crisi. I fischi degli ucraini alla Cgil e al segretario Landini

Assalto alla Brigata Ebraica. E al Pd: "È guerrafondaio"

Le tensioni sono tutte a sinistra. Anche se il corteo milanese del 25 Aprile fila via senza particolari incidenti, a prendersi la scena sono i soliti antagonisti. Prima fischiano il «guerrafondaio» segretario del Pd Enrico Letta, ritratto sui volantini con tanto di elmetto e accusato di essere «il nemico in casa nostra, un servo della Nato». Poi lanciano insulti, come da tradizione, al passaggio della Brigata ebraica. Gli animi si scaldano alle 14, quando davanti allo spezzone del Pd si raggruppa una decina dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. Letta non fa in tempo ad arrivare che si trova nel bel mezzo della contestazione. Ai militanti rossi non vanno giù le armi all'Ucraina e la posizione del Pd. Poco più avanti il carro dei sindacati e lo spezzone dell'Anpi. Ci sono gli stendardi dei Comuni e le bandiere arcobaleno della pace, ma non quelle bianche come aveva chiesto il coordinamento «Milano contro la guerra». Insieme alla Brigata Ebraica sfilano il Comitato Ventotene, l'Istituto Liberale, l'associazione Piero Capone, Milano Vapore e l'associazione per l'iniziativa Radicale «Myriam Cazzavillan», sventolando i vessilli della Nato, degli Stati Uniti e del Regno Unito. Con loro ci sono anche il capogruppo di Fi a Palazzo Marino Alessandro De Chirico, il consigliere comunale di Milano Popolare Matteo Forte, i leghisti Oscar Strano e Gianmarco Senna, qualche rappresentante dei Radicali e Alessandro Cecchi Paone. Di nuovo i Carc cercano lo scontro al grido di «Fuori la Nato dal Corteo», tanto che deve intervenire la polizia. Qualche foulard rosso insulta pesantemente: «Zozzi, maiali, vigliacchi». E, ancora, «fascisti». I City Angels scortano la Brigata Ebraica: «Ci sono 70 angeli dice il presidente Mario Furlan assurdo che proprio gli ebrei, prime vittime del nazifascismo, vengano contestate. Mio nonno, partigiano della brigata Garibaldi, se fosse in vita sarebbe qua». Alle 15 sale la tensione all'incrocio tra corso Venezia e via Senato. Decine di filo-palestinesi dei centri sociali urlano contro la Brigata Ebraica e inveiscono verso lo spezzone Pd guidato dalla segretaria milanese Silvia Roggiani e da quello lombardo Vinicio Peluffo. Qualcuno se la prende addirittura con i City Angels, dato che «non sono poliziotti». Altri vaneggiano, nel tentativo di «attaccare i nazisti ucraini». Sul conflitto emergono tutte le contraddizioni della sinistra, con alcune organizzazioni partigiane che chiedono di «smetterla di criminalizzare chi si oppone alla politica espansionistica della Nato». L'Anpi, a fine giornata, parla di 70mila persone, per le forze dell'ordine massimo 25mila. Tantissimi gli ucraini che cantano l'inno con le lacrime agli occhi: «Gloria per i nostri soldati, viva la Resistenza ucraina», urlano emozionati, paragonando la «Z« russa alla svastica. Dal palco, mentre una donna con la bandiera palestinese continua a chiedere lumi «sul Donbass», la consigliera comunale di Bucha, Irina Yarmolenko, cita «Bella Ciao», assicurando che invierà una lettera ai sindaci di Milano e hinterland per chiedere aiuti nella ricostruzione. Niente fischi da sinistra per Beppe Sala, quelli se li becca dagli ucraini solo il segretario della Cgil Maurizio Landini, contrario a «riarmare tutto il mondo» in risposta alla guerra di Putin. Una ventina di ragazzi sale sulla statua di Vittorio Emanuele II per dire «no» al conflitto.

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