Cronaca locale

Atm, sciopero dopo i pestaggi. Ma Sala: no al pugno di ferro

Oggi la protesta dopo l'ultima aggressione in metro. Il personale è esasperato, il sindaco ancora balbetta

Atm, sciopero dopo i pestaggi. Ma Sala: no al pugno di ferro

La misura è colma. È il momento della protesta. Una nuova ondata di aggressioni ai danni dei dipendenti Atm ha indotto i sindacati a proclamare, oggi, uno sciopero di 8 ore. «Vogliamo continuare a trasportare le persone ma vogliono farlo in sicurezza - dicono Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Ugl - una situazione del genere non è più tollerabile».

L'ultimo episodio, sabato sera. Alla stazione «Lodi» della Gialla, un 25enne pregiudicato si è presentato alle 21 al gabbiotto del mezzanino per chiedere conto all'addetto Atm di un episodio del mattino, quando gli operatori della security erano intervenuti nei suoi confronti, ricevendo una prima reazione violenta. Alla sera, il secondo «round». All'uomo, alterato, il dipendente ha risposto di essere all'oscuro dei fatti accaduti in mattinata, e lui ha dato in escandescenze sferrando calci e pugni contro il gabbiotto. Aperta la porta si è scagliato contro l'addetto e nella colluttazione è stato coinvolto anche un dipendente di Fs intervenuto in aiuto del collega. Il dipendente Atm ha riportato la frattura di una costola, dopo essere stato dimesso dal Policlinico ha sporto denuncia e ora sono in corso le indagini con l'aiuto di video e testimoni.

L'incredibile episodio ha suscitato la reazione dei sindacati: «Le aggressioni non si fermano - si legge nel documento - occorre trovare in fretta soluzioni a tutela dei lavoratori front-line». Il testo parla di una «Milano dove la microcriminalità dilaga, dal centro alla periferia scaricando gratuita violenza addosso a chi porta una divisa, a chi ha il solo torto di far osservare le norme di comportamento che un civile cittadino dovrebbe rispettare». «I lavoratori front-line del Gruppo Atm - recita il documento - sono quelli che percepiscono un salario che non gli consente di vivere a Milano, sono quelli che accendono e spengono le luci della città, assicurando la mobilità a milioni di utenti al giorno, sono quelli che a ogni angolo, a ogni ora vengono aggrediti, malmenati, offesi da chiunque». I sindacati chiedono «provvedimenti indirizzati a prevenire e scoraggiare le aggressioni al personale» e «pene certe» per questi reati. «Servono iniziative immediate - avvertono - come abbiamo ribadito in sede prefettizia e in sede aziendale, in assenza delle quali continueremo con forza a rivendicare la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori Atm».

«È il secondo sciopero dopo quello nazionale di settembre - spiega Roberto Errante, segretario regionale Uiltrasporti, comparto Tpl - Questo è aziendale. Atm sta facendo formazione, collabora con le forze dell'ordine, ma queste azioni sono ancora deboli, serve un intervento del legislatore, questi aggressori non vengono puniti. I fatti di Lodi sono eloquenti, l'aggressore si è ripresentato con l'intento di fare un'altra colluttazione. Ma anche una ispettrice è stata aggredita da un passante, neanche sanzionato peraltro. Chiediamo maggior presenza delle forze dell'ordine, per dipendenti e utenza. E il Comune deve dire la sua. Sappiamo che daremo un po' fastidio, ci dispiace ma il problema riguarda tutti».

Il sindaco Beppe Sala interpellato, è parso poco convincente. «Purtroppo - ha detto - lo sciopero è un problema, capisco anche i lavoratori, ma stiamo continuando a fare incontri con prefetto e questore». «Qui nessuno vuole immaginare che ci sia il pugno di ferro - ha continuato - ma rimane il fatto che uno che oggi decide di essere violento rischia pochissimo. Mi dispiace per il disagio dei milanesi, perché uno sciopero così crea problemi, ma è inevitabile». Sull'altro fronte, molte le reazioni. «Il far west contro il dipendenti Atm è intollerabile - dicono da Forza Italia il capogruppo Alessandro De Chirico e il consigliere regionale Giulio Gallera - troppi gli appelli inascoltati, il sindaco agisca subito».

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