Milano

Da una cantina di Gorla sbuca la Celeste di Coppi

È la bici con cui Fausto vinse Giro e Tour nel '49, poi la donò all'Unione sportiva per una lotteria

Da una cantina di Gorla sbuca la Celeste di Coppi

Può una bicicletta vincere anche dopo che il suo corridore l'ha lasciata? Se è una celeste di Fausto Coppi può. Può vincere nella vita, oltre il destino ed essere qui, in mostra, a testimoniare la grandezza del suo campione.

Può vincere ancora come ha fatto nel 1949, l'anno che ha visto il Campionissimo di Castellania trionfare su tutti i traguardi prestigiosi: Giro-Tour, accoppiata da fenomeno, nello stesso anno della Milano Sanremo e del Giro di Lombardia. Può vincere per essere vinta in una lotteria per beneficenza, imbandita per risollevare le sorti di una già gloriosa Unione Sportiva Gorla di Milano, finita in cenere sotto il bombardamento degli americani il 20 ottobre del 1944 (la strage di Gorla dove morirono 184 bambini). Può vincere perché messa in palio in una lotteria ed è un prezioso dono di Fausto Coppi che scrive firmando di suo pugno il primo marzo del 1950: «Sono lieto di contribuire alla lotteria da voi organizzata per maggiormente sviluppare la vostra attività sportiva ed agonistica, offrendo la mia bicicletta da corsa con la quale ho vinto il Giro d'Italia del 1949 ed altre importanti gare ciclistiche...».

La lettera autografata Coppi Fausto rimane trent'anni in un garage di Milano accanto alla sua bicicletta. Poi finisce fortunosamente nelle mani di un ds-team manager del grande ciclismo che la rileva - inizialmente senza convinzione - barattandola con una Fausto Coppi da corsa Masciaghi. Per quindici anni Gianluigi Stanga ha finto che non fosse proprio un'originale di Coppi: «Avevo una vita molto impegnata con le corse - dice Stanga, direttore sportivo di una lunga serie di Campioni da Moser a Fignon a Baronchelli a Bugno a Virenque a Gotti - la tenevo li appena ripulita dai danni di una vita abbandonata con la sella mangiata dai topi. Poi un intenditore mi disse che era autentica perché dimostrato dalle misure e dal numero del telaio. E quella lettera sta lì a confermarlo con tutto il suo valore umano...».

Può vincere ancora una celeste di Fausto Coppi: ha la parola mito stampata sul suo telaio e non smetterà mai di avere successo. Il numero del telaio posto sul tubo piantone dove entra il reggisella è 171778. La data di produzione, sulla parte alta della forcella, richiama le ultime tre cifre del telaio 778 ed è 4.3.49 (4 marzo 1949). E la «Celeste» in occasione del passaggio del 101° Giro d'Italia attraverso i vigneti della Franciacorta, finisce nella mostra ospitata da Berlucchi dedicata all'epopea del ciclismo su strada con la bicicletta del 1936 del campione olimpico Giuseppe Olmo, con la Bianchi Corsa del 1923, con quella di Felice Gimondi del Giro del 1974 e altre ancora. «Tasting biciclette, una Riserva di storie da degustare in una rassegna ciclostorica» si potrà visitare fino al 10 Giugno 2018 nella storica cantina Berlucchi a Borgonato di Cortefranca (Brescia), nel cuore della Franciacorta. Un omaggio di Berlucchi per valorizzare un territorio che ha in comune con il Grande Ciclismo la passione per la storia e per i valori solidi di due mondi con molte analogie. Ci sono le maglie dei campioni, le loro specialissime biciclette (dalle Collezioni private di Gianfranco Trevisan e Gianluigi Stanga), ci sono gli scatti di grandi cantori del ciclismo. Si corre indietro nel tempo da uno dei primi modelli da corsa datato 1903 agli anni Ottanta di Francesco Moser. E ci si lascia trasportare dalla nostalgia celeste di Fausto Coppi, in una parete di fotografie in bianco e nero messa a disposizione dal Museo del Ghisallo firmata dal grande fotografo Vito Liverani. In una locandina anch'essa d'autore firmata in esclusiva per Berlucchi dall'illustratore Rik Guasco, c'è tutta la magia di questo viaggio parallelo vino-bici.

La donna elegante tratteggiata da Guasco brinda in bicicletta leggera e, sullo sfondo, un campione eroe di un tempo ma allo stesso tempo campione del presente, si fonde in un paesaggio di luce calda e di valore, quello tipico di una natura feconda come la Rosea Franciacorta.

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