Contagi al Don Gnocchi, denuncia degli operatori. Ora indaga la Procura

L'esposto è stato firmato da 18 lavoratori. Molti di loro sono positivi al Coronavirus

La Procura indaga sulla diffusione del Coronavirus all'interno dell'Istituto Palazzolo-Fondazione Don Carlo Gnocchi. Il dipartimento Ambiente e salute, guidato dall'aggiunto Tiziana Siciliano, ha aperto un'inchiesta sulla base dell'esposto di 18 lavoratori della struttura sanitaria che accoglie anziani, malati di Alzheimer e pazienti in hospice. Gli operatori, quasi tutti positivi al Covid-19, denunciavano che i responsabili dell'istituto hanno «tenuto nascosti moltissimi casi di lavoratori contagiati, benché ne fossero a conoscenza dal 10 marzo, e hanno impedito l'uso delle mascherine per non spaventare l'utenza invece di fornirgli i dispositivi di protezione individuale».

L'esposto è del 23 marzo. Il giorno precedente la denuncia dei lavoratori era stata riportata dal Corriere della Sera. Ora la mossa dei pm, che ipotizzano il reato di diffusione colposa di epidemia e altri reati in materia di sicurezza del lavoro. Gli operatori della casa di cura indicavano come responsabili il direttore generale, il direttore sanitario e il direttore dei servizi socio sanitari. La denuncia, spiegano i legali dei lavoratori, gli avvocati Romolo Reboa, Gabriele Germano e Massimo Reboa, è anche nei confronti dell'Ampast. Si tratta della cooperativa di operatori socio sanitari che opera nell'istituto. In una nota la Fondazione rispondeva che queste affermazioni «non corrispondono al vero» e che non c'è stata «nessuna negligenza in contagi del personale». Si era riservata di «agire in tutte le sedi civili e penali affinché venga accertata la falsità e la calunniosità» di quanto denunciato.

I legali dei denuncianti aggiungono: «Con grande senso civico hanno voluto sottoscrivere la denuncia anche alcuni lavoratori negativi al tampone del Covid-19 (uno dei positivi è ricoverato al Sacco, ndr), pur sapendo di rischiare il posto di lavoro, in quanto ritengono non si possa rimanere inerti allorché in una struttura ospedaliera si mette scientemente a rischio la salute dei lavoratori e dei pazienti». Segnalano inoltre una «discriminazione tra i lavoratori, con quelli iscritti nei libri paga dell'Ampast costretti a portare a lavare a casa i propri vestiti infetti (e, quindi, esponendo al contagio centinaia di persone sui mezzi di trasporto), mentre quelli di dipendenti in busta paga e degenti presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi venivano lavati e sterilizzati in loco». Gli avvocati dell'istituto, Antonello Martinez e Stefano Toniolo, ribattono che «rispetto all'utilizzo delle mascherine da parte degli operatori sanitari sono stati adottati, già dal 24 di febbraio da parte di tutti i centri di Fondazione Don Gnocchi, ivi compreso l'Istituto Palazzolo di Milano, provvedimenti operativi che hanno recepito i protocolli dell'Istituto superiore della Sanità e dell'Oms». Ancora: «Non corrisponde al vero e costituisce grave ed infondata accusa che detti provvedimenti abbiano impedito agli operatori sanitari l'utilizzo delle mascherine». Concludono i legali: «I dati della positività degli operatori, triste e fisiologica conseguenza dell'attuale pandemia, sono stati trattati, sotto ogni profilo, in linea con la normativa sulla privacy e nel pieno rispetto delle direttive sanitarie in essere. Costituisce pertanto affermazione assurda e destituita da ogni fondamento giuridico e fattuale che sarebbero stati tenuti nascosti».

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