De Crescenzo al Dal Verme incanta «Ancòra» il pubblico

Mimmo di Marzio

Dopo James Senese, continua l'interessante operazione del Teatro dal Verme di riproporre personaggi cult della musica italiana. L'altra sera è stata la volta di un altro artista napoletano, Eduardo De Crescenzo, raffinatissimo poeta della canzone che mescola accenti lirici ad essenze jazz - come titolano l'ultimo album e la sua tournée - con una voce resa inconfondibile dal successo che lo ha reso famoso, la leggendaria Ancòra. Ma a risentirlo oggi ripercorrere il ricco e mai scontato repertorio in quella che lui definisce «una biografia in note», appare evidente l'ingiustizia storica che lo un po' confinato in quel brano che per anni ha fatto da sigla alla trasmissione Sottovoce di Gigi Marzullo. Antidivo per eccellenza (lo si è visto anche nella sobrietà quasi imbarazzata davanti al calore del pubblico del Dal Verme), Eduardo ha sempre fatto parlare soltanto le sue canzoni, lontano dai riflettori, rigorosamente legate da una coerenza stilistica mai tentata dalla deriva commerciale. La coerenza, nell'odierna civiltà dello spettacolo e dei social, spesso si paga; ma nell'arte, quella con la «a» maiuscola, la qualità non evapora con l'oblìo mediatico e l'oggi sessantottenne De Crescenzo ne ha dato prova emozionando il pubblico con una scaletta di autentiche poesie musicali come C'è il sole, Quando l'amore se ne va, Amico che voli, L'odore del mare, Dove e molte altre. Accompagnato dalla sua fisarmonica e da una band di giovani quanto virtuosi jazzisti, si è abbandonato, ancora, alle sue magiche improvvisazioni vocali, ricche di pathos e inossidabili al tempo. Proprio come le sue canzoni, «giardini di parole su cui c'è sempre il sole».

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