La decenza dell'indecenza

La decenza dell'indecenza

«È del poeta il fin la maraviglia, chi non sa far stupir vada alla striglia». Scrisse Giambattista Marino, padre del marinismo e della lirica barocca. Era il 1608. Dopo quattro secoli, vena creativa esaurita. Spiacenti. Perché se la volontà di stupire è rimasta, in questa società, lontana dalla poesia, si ricorre allo scalpello. E ai soggetti più antichi del mondo. Mettere in piazza marmi fallici o gesti non proprio beneauguranti, stupisce. In altre parole, si lascia guardare. Già, ma come... E sarebbe facile dire che è arte del ... O aggiungendo l'articolo determinativo. L'arte del ... In realtà che lo sia o non lo sia, sarebbe un giudizio di merito. O di demerito. E non è questa la sede per disquisirne. Vero è che in strada passano tutti. Nei giardinetti si portano i bambini. E allora non è certo per una mal interpretabile pruderie bigotta. Tanto meno per una candida purezza che nessuno può esibire. Ma c'è da domandarsi se sia proprio così necessario sparpagliare in città giganteschi peni e vaffa liberi. Per stupire. Le chiamano le «Quattro sentinelle» e da qualche giorno campeggiano nel parco di corso Indipendenza, ma che cosa sorveglino nessuno sa dire. Anzi c'è chi ha sospettato che i maliziosi fossero gli altri. Gente qualunque. Che in un pene vede... un pene. E in un dito medio alzato davanti alla Borsa, niente di diverso da ciò il gesto significa. Ma, si sa, dietro il paravento dell'arte tutto è lecito. Al punto che mesi fa i compassati svizzeri, hanno esposto un fallo-scultura di legno alto due metri. E nel 2010 Morgana Orsetta Ghini, giovane scultrice, mise in mostra, in corso Magenta, vulve di marmo. Il ricavato era a favore dei bambini cardiopatici. Per non parlare dell'albero di Natale piazzato in corso Como addobbato solo di preservativi. Sicuri sia proprio tutta arte... O piuttosto, «decenza» dell'indecenza.

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