"Droga e più violenza, i ragazzi vivono come in Arancia meccanica"

Il primario: "Gli adolescenti organizzano in rete pestaggi di gruppo e vandalismi"

"Droga e più violenza, i ragazzi vivono come in Arancia meccanica"

Luca Bernardo, direttore Casa pediatrica Asst Fatebenefratelli-Sacco ed esperto di disagio in età evolutiva, sssistiamo a episodi di violenza legati alla movida. Dall'aggressione ai carabinieri alle Colonne di San Lorenzo al lancio di sedie in piazza dei Mercanti fino all'accoltellamento di sabato notte. C'è un legame con la pandemia?

«Quando pensiamo al Covid siano portati a ritenere che l'unico problema sia la pandemia, ma una vera e propria emergenza è il disagio giovanile. I tre lockdown e la discontinuità della presenza a scuola hanno fatto sì che gli adolescenti e i preadolescenti siano perennemente connessi in rete, sia nella notte che alle prime ore del mattino. E questo porta alla crescente aggressività e trasgressività».

Qual è il nesso con la rete?

«Da una parte le gang, vere e proprie bande giovanili, come i Latin King o Ms13 dediti allo spaccio, all'estorsione, ai furti che manifestano una violenza crescente e che coinvolgono ragazzini sempre più giovani. Dall'altra ragazzi insospettabili, italiani e di buona famiglia, che non hanno mai avuto problemi con la giustizia e ora si danno appuntamento in rete per fare a botte, vandalizzare e organizzare pestaggi di gruppo. Un fenomeno che interessa grandi città come i paesini, il centro o le periferie. Entrambi i gruppi fanno uso di alcol e di droghe (hashish, cocaina ed ecstasy). Il mix degli stupefacenti fa cadere i freni inibitori nei ragazzi che perdono il senso del limite. A questo si sovrappone l'effetto del branco: si riuniscono per fare male a qualcuno o devastare intere zone».

Che ruolo gioca la rete?

«Da un lato viene utilizzata, con chat e gruppi privati o messaggi su Telegram per darsi appuntamento, dall'altro l'essere continuamente esposti a scene di violenze, di maltrattamenti, o giochi come Fortnite fanno sì che i ragazzi assorbano l'aggressività fino ad agirla. Un gioco come Fortnite o una chat di classe danno anche l'occasione per escludere e isolare gli altri».

Come agiscono?

«I ragazzi si ritrovano in rete sui gruppi, si danno appuntamento e un obiettivo, che può essere un bersaglio umano come un ragazzo disabile, coppie omosessuali o gruppi di coetanei tranquilli, quindi considerati sfigati. O magari luoghi od oggetti da vandalizzare, spesso scooter, auto o monopattini percepiti come oggetto del desiderio o simbolo di lusso. Agiscono e si dileguano, sono velocissimi. Il passo successivo è vantarsi in rete ed esultare per le bravate compiute, senza che si rendano conto di quello che hanno fatto. Queste azioni danno loro una botta di adrenalina che diventa lo scopo finale di tutte le loro serate. Sempre mista all'euforia malata di essere stati protagonisti. L'obiettivo è diventare protagonisti di questi episodi e vantarsene, magari finire sui giornali. Essere al centro dell'attenzione li galvanizza, così il senso di libertà negativa percepita, ovvero fare del male o procurare dei danni senza pagarne le conseguenze, e poterlo raccontare».

Una sorta di «Arancia meccanica»...

«Sì, ma giovanile».

Come hanno inciso i lockdown?

«Laggressività è triplicata, anche perché le famiglie non hanno saputo ascoltare o vedere l'espressione del malessere dei loro ragazzi. Paradossalmente il fatto di vivere tutti insieme in casa ha creato distanza tra genitori e figli. L'aggressività crescente nasce proprio dal fatto che gli adolescenti non si sono sentiti ascoltati o non hanno fatto sentire con sufficiente forza la propria voce. Ma i ragazzi non hanno potuto andare in classe: si è perso così il collegamento educativo tra casa e scuola. Da gennaio a maggio sono triplicati gli episodi di tentato suicidio a Milano, sono cresciuti di 3-4 volte i disturbi alimentari, cui sono legati anche gli episodi di autolesionismo. Si assiste in sostanza a un'accelerazione della violenza verso se stessi e verso gli altri».

È un fenomeno che colpisce solo i ragazzi?

«No, le ragazze sono coinvolte alla pari: partecipano ai pestaggi o agli atti vandalici, incitano alla violenza ed esultano. Molte vanno in palestra per allenarsi o imparare tecniche di combattimento da utilizzare poi in strada. Ma anche negli ambienti sportivi, nei campi da gioco in particolare si respira aria di bullismo».