E l'esercito dei Manga invade la Besana Anche allo Spazio Wow il festival a fumetti in arrivo da Tokyo

E l'esercito dei Manga invade la Besana Anche allo Spazio Wow il festival a fumetti in arrivo da Tokyo

Quale bambino negli anni Ottanta non ricorda Mazinga, Holly e Bengi, Mila e Shiro, Candy Candy? I cartoni animati giapponesi, quelli che i genitori con disprezzo commentavano dicendo «sono disegnati male», ma che in realtà hanno altro significato, lontano dal naturalismo quasi cinematografico della Disney. Perché derivano direttamente dai Manga, storie illustrate che raccontano vita, costumi, credenze e usi del Giappone usando poche parole, o comunque accompagnandole sempre alle immagini. È partito il 3 maggio e continua fino al 21 luglio alla Rotonda di via Besana e allo Spazio Fumetto Wow, il «Milano Manga Festival», che dal Giappone viene in Italia per spiegare la storia e la progressiva divulgazione dei Manga con mostre, appuntamenti e approfondimenti.
Da oggi al 19 maggio si attende, sia alla Rotonda della Besana che allo Spazio Wow, il creatore Yoichi Takahasahi, primo ospite del Festival e autore conosciuto al grande pubblico per «Holly e Bengi» (Capitan Tsubasa), di cui peraltro sono in mostra alcuni disegni alla Rotonda della Besana. Accanto ai Takahasahi Days, apre sempre oggi al Wow Spazio Fumetto la mostra Doujinshi, manga indipendenti e autoprodotti, realizzata vin collaborazione con Comiket, la più grande fiera sul fumetto giapponese indipendente che si svolge a Tokyo due volte l'anno, e Comitia, una delle più importanti fiere sui Doujinshi, che presenterà circa una trentina di opere inedite in Italia.
Prosegue alla Rotonda di via Besana la mostra che riunisce per la prima volta circa 600 tavole di oltre 400 artisti che hanno costituito la storia del Manga (in gran parte copie, a dire il vero), a partire dai Manga di Hokusai (1814), il primo effettivo autore Manga, fino ad arrivare a Tezuka Osamu (1928-1989), considerato il Dio del Manga perché influenzò particolarmente l'ampia diffusione di questo genere.
È solo dal 1950 che iniziano a proliferare le riviste Manga, fino all'ampliamento dei canali su cui diffondere le figure e le storie: dalla tv, ai software per videogiochi, ai pupazzi e i modellini dei personaggi. E arriviamo agli anni Novanta. Oggi almeno 6mila giapponesi lavorano sui Manga, per un mercato che vede una distribuzione annua di almeno 400 milioni di copie solo in Giappone. Infatti Manga significa in giapponese portare lentamente alla comprensione di qualcosa, arrivare alle direttamente emozioni.
È una forma di cultura che parla per figure, disegni, e che ha le sue origini alla fine dell'Ottocento, ancora in epoca Edo (1603-1868): inizialmente si trattava di illustrazioni a largo formato, e solo con l'arrivo dell'epoca moderna i Manga iniziarono ad essere pubblicati anche sui giornali o su piccole riviste tascabili, «da infilare nel kimono» come specifica Isao Shimizu, curatore del Milano Manga Festival. Un progetto preciso, «che vorrei continuasse anche negli anni futuri - precisa Del Corno Assessore alla Cultura di Milano- e che ha come primo intento quello di far conoscere l'essenza della cultura giapponese nella città dell'Expo».

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