Il giallo della Galleria Nei filmati le immagini degli autori del blitz

Gli investigatori sulle tracce dei responsabili Colpiti gli esercizi con contratto in scadenza

L'attenzione di chi indaga è ai massimi livelli e le speranze di trovare una traccia utile è tutta nei filmati delle telecamere di sorveglianza di uno dei luoghi più controllati della città. Sugli atti vandalici che hanno preso di mira tre storici locali della Galleria Vittorio Emanuele indagano i carabinieri della Compagnia Duomo. Collaborano gli agenti della polizia locale, con l'assessore alla Sicurezza Carmela Rozza a seguire in prima persona gli sviluppi. Anche la riservatezza sui passi fatti nella giornata di ieri - non sono trapelati dettagli - fa pensare a un impegno intenso degli inquirenti. La Galleria oltre ad essere un simbolo è anche un luogo sensibile dal punto di vista della sicurezza del centro. E il fatto che persone ignote abbiano potuto spaccare vetrine indisturbate preoccupa molto.

Le indagini si concentrano soprattutto sui filmati. Senza trascurare testimonianze e ricerche per ricostruire le ore immediatamente precedenti al raid. I vandali hanno colpito le vetrine dei ristoranti Savini, Gatto Rosso e Salotto. Sono entrati in azione nella notte di lunedì, molto probabilmente tra l'una e le 6 del mattino di martedì. Le vetrine spaccate non sono sempre contigue e altre lungo le pareti della Galleria sono state risparmiate. Una dinamica che ha fatto nascere alcuni sospetti. In particolare perché i gestori dei tre esercizi sono proprio quelli che hanno un contenzioso con Palazzo Marino sul rinnovo del canone d'affitto. Cioè sulla possibilità di restare, oppure l'eventualità di andarsene, nella location prestigiosa che occupano da decenni. Dei tre, il Savini ha ottenuto il rinnovo grazie a una decisione del Tar. Gli altri due sono in attesa di un verdetto del Consiglio di Stato e di un'eventuale misura di compromesso del Comune. Gli esercenti hanno presentato le denunce, hanno messo in sicurezza i loro dehors e sono tornati al lavoro, senza troppe polemiche. Ma le associazioni che li rappresentano hanno puntato il dito. Qualcuno ha parlato di «strana coincidenza», qualcuno persino di «intimidazione grave». Alle istituzioni chiedono, oltre a indagini rapide che rintraccino i responsabili, la massima protezione per sé e soprattutto per i propri clienti.

Gli inquirenti non sembrano orientati ad avallare la tesi del blitz mirato per convincere gli «irriducibili» del salotto di Milano a mollare. Non sfugge a nessuno che le mire degli investitori, anche esteri, su questo luogo possono muovere milioni di euro. Lo dimostrano i recenti cambiamenti sotto le volte in vetro, con uscite eccellenti e ingressi griffati. L'ipotesi più accreditata però rimane quella dell'atto vandalico, senza un movente nascosto. Nessuna pista comunque viene trascurata.

RC

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