Con i ravioli ci sono i... cardi nel menu a tinte nerazzurre

In gita nella patria dell'Inter tra il golf club la Pinetina e il centro dedicato al presidentissimo Angelo Moratti

C'è chi alla sera andava in via Veneto, ai tempi della Dolce Vita, c'è chi andava a prendere l'aperitivo in piazzetta a Portofino (ora ci arriva solo dal mare) per vedere Ava Gardner, chi a pranzo al Savini in Galleria, per respirare l'aria del «gran Milan». C'è chi invece parte apposta per strappare un autografo o un selfie con il campione del cuore. Per questo il Viaggiatore Goloso offre due percorsi, uno ad Appiano Gentile e uno a Carnago, uno per i tifosi dell'Inter e del Milan.

Cominciamo da Appiano Gentile, provincia di Como. Al «Centro Sportivo Suning in memoria di Angelo Moratti» si prepara l'Inter. Un tempo i tifosi potevano assistere agli allenamenti, anche da vicino, ora è impossibile. Tramite gli Inter Club si può visitare il Centro. Come in altri aspetti della nostra vita, tutto si è complicato.

Proprio accanto c'è il Golf Club la Pinetina, come è ancora conosciuto il ritiro dell'Inter. L'origine è comune. Fu Helenio Herrera a chiedere un luogo non lontano da Milano, senza nebbia, nel verde, dove allenare la squadra. Moratti senior lo accontentò. Accanto al ritiro nasce il golf club, con hotel e ristorante con vista sulla buca 18 dove gustare i raviolini del plin alle tre carni con il sugo d'arrosto. Siamo al Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate con la sua ricchezza di animali e piante. Il Falco Pecchiaiolo arriva in primavera dall'Africa, mentre negli stagni sguscia il Tritone crestato. Tra gli alberi svettano il Pino (ovviamente) silvestre e la Quercia farnia, ai cui piedi troviamo l'orchidea dei prati e il dente di cane.

Nel centro del paese, attendiamo l'ora di pranzo con un aperitivo al bar gelateria Cecchinett. A due passi ci attende il Portico, il ristorante di Paolo Lopriore. Allievo prediletto di Gualtiero Marchesi che ne apprezzava l'irrequietezza, Paolo Lopriore ha trovato il suo centro di gravità in questo placido borgo di provincia. Qui pratica la cucina «circadiana», studiata con Luca Govoni, storico e docente di Alma. Niente paura, niente di astruso: si parte dalla materia prima, dalla condivisione, dal rapporto con il cliente ma con un'attenzione al clima. Al centro, la condivisione, non piatto unico, ma piatti costruiti dai commensali con quello che arriva in tavola: interiora della manzetta cotte sotto vetro, fritte, bollite e in crostino, cardi, il cuore in sformato, le coste in frittura, le foglie in salsa e in pinzimonio, cannella, nocciola, scorza di arancio e acciughe; il pesce di lago dorato in padella si accompagna con il riso in cagnone. Per finire il gloria mele cotte al forno, cannella, gelato alla crema, uvetta al whisky, noci, caramello e croccante alla mandorla. Un'esperienza unica.

Poco distante, Ul Pustasc, propone piatti più diretti, con serate a tema: spiedi alla griglia, trippa, pesce al gratin. Buona la pizza. Matteo Annoni, cuoco con referenze internazionali, Alla Corte dove, con la bella stagione si può pranzare all'aperto, segue strade più creative tra terra e mare: fusilli al grano saraceno con salmì di cinghiale su fonduta al taleggio e grattata di falso pepe del Perù; tonno al sesamo su passatina di broccoli, cubetti di patata, olio al timo limone e chips di speck.

Fuori dal borgo, tra gli alberi del parco, la Tarantola è un posto magico dove le stagioni scorrono fuori dalle grandi vetrate. In tavola troviamo l'uovo morbido con funghi freschi, terra di bosco e nuvola di cavolfiori e il risotto con radicchio, caldarroste e Zincarlin, il formaggio «transfrontaliero». Prima di riprendere la via di Milano, saliamo al Santuario della Madonna del Monte Carmelo. Qui nel 1492, venne fondata una piccola cappella dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo accanto a un convento di frati, in seguito demolito. Rimase la chiesa, ampliata e adibita a Santuario. Gli affreschi sono antichi, pregevole un quadro della Vergine del Carmelo. Da qualche parte, esiste ancora un pezzo del passaggio sotterraneo che univa anticamente chiesa e convento. Sulla strada del ritorno, a proposito, passiamo al Divino di Lomazzo con la cucina che risente delle origini campane dei proprietari-cuochi: capesante arrostite con friggitelli, spaghetti con colatura di alici e alici fresche, spezzatino di ricciola con peperone marinato al miele salsa al basilico e zenzero. E il calcio almeno per un po', lo abbiamo dimenticato.