Cronache

Il mago della montagna scala vette a mani nude

In un libro Manolo racconta le sue ascensioni e regala ai giovani consigli su questo sport

Il mago della montagna scala vette a mani nude

Manolo arriva a Milano e il Bianchi Caffè, a due passi da San Babila si trasforma in una parete. Leggera, liscia, verticale come il suo mondo di alpinista sincero e vero come la roccia su cui è diventato leggenda. Manolo arriva a Milano per raccontare il suo libro, festeggiare quasi incredulo il premio appena stato assegnato, il Gambrinus Mazzotti, per un libro Eravamo immortali (Fabbri editori, pp.412) alla terza ristampa in pochi mesi, che è un'opera di letteratura della montagna e Manolo si augura che resti immortale. Per testimonianza e insegnamento. Per la forza del racconto. Perché scritto da lui, «facendo una grande fatica», e interpretato nell'unico modo possibile: con sincerità. «Quando mi hanno inchiodato con un contratto d'autore non sapevo come iniziare. In due anni non sono riuscito a scrivere una riga, poi mi ci sono messo, ho scelto un angolo della mia casa che guardava fuori tra i boschi delle Pale di San Martino di Castrozza mi sono concentrato, e tutto è andato avanti». Fino all'ultima riga.

Maurizio Zanolla, in arte Manolo, in arte Il Mago, nato a Feltre nel 1958, è il più celebre scalatore free solo d'Italia, un genere oggi... olimpico e la cosa non gli dispiace affatto: «Non sono un amante dell'agonismo, non ho mai voluto mettermi il numero addosso, ma sono felice che ci sia chi lo fa e che questa disciplina assegni medaglie olimpiche». Manolo è così, vince da sempre sulle sue pareti solo per se stesso. Come racconta il suo romanzo autobiografico che non è solo un libro sull'alpinismo e tantomeno sull'arrampicata, ma è soprattutto un affresco di esperienze di chi ha scelto di vivere affrontando le pareti nel modo più leggero possibile. Si raccontano incontri di gioventù, conquiste come esperienze, perdite come regali, che sono tutti insegnamenti. «Ho perso tanti amici in montagna racconta - ma è una cosa diversa dal perdere una persona cara per malattia. La montagna la scegli. Decidi tu di metterti in gioco. E sono contento che i miei figli non arrampichino. Ma credo anche che sia una buona cosa avvicinare i giovani nel modo giusto a questa attività».

Intervistato da Dario Ricci, critico radiofonico sensibile allo spirito olimpico Manolo incanta con la sua sostenibile leggerezza della montagna. Sa cosa vuole trasmettere e lo fa in modo sincero: «Non mi piace come sta andando il mondo, mi fa paura per le nuove generazioni, non so se posso insegnare qualcosa ma so che la mia esperienza può spiegare come essere un po' più consapevoli del viaggio». Maurizio Zanolla ha compiuto imprese storiche tra pareti montane e falesie, ma non ha mai vissuto la montagna come una gara. Il suo è un libro di formazione, crescita. Sono pagine di dichiarazione d'amore per la montagna e la leggerezza, che per Manolo è stile d'arrampicata e di vita.

Intanto Milano, da sempre è legata alle montagne che s'affacciano all'orizzonte nei giorni di vento, si prepara al festival. Lunedì all'auditorium Reinhold Messner sarà intervistato da Sandro Filippini, giornalista e scrittore di montagna, per la conferenza spettacolo tratta dal libro L'Assassinio dell'impossibile, grandi scalatori di tutto il mondo discutono sui confini dell'Alpinismo. Il lavoro raccoglie 42 contributi proveniente da ogni area del mondo alpinistico e ogni genere di arrampicata. Ci sarà anche Manolo e la sua sostenibile leggerezza.

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