Morti 2 clochard in poche ore In 530 rifiutano l'accoglienza

La vittima di ieri notte viveva in tenda nel parchetto di viale Ortles. Non voleva più stare al dormitorio

Sabrina Cottone

Li chiamano «invisibili» ma che lo siano non è vero, perché fanno parte della nostra vita come i vicini di casa, le persone che incontriamo per strada, gli amici che frequentiamo. Li vediamo eccome, avvolti in coperte e sacco a pelo nelle vie e nelle gallerie dello shopping e del lusso, i luoghi in cui loro sanno meglio di tutti che il caldo si mantiene più a lungo.

Sono i senzatetto, i barboni, i clochard. Per molti è una scelta imposta dalla vita, dalla separazione, dalla crisi. Ma non è solo il denaro, o il lavoro, che non c'è a spiegare perché 531 persone (su un totale di 2637 senzatetto) scelgano di vivere in strada a Milano, senza accettare di essere accolti nei dormitori e curati dalle unità sanitarie che si aggirano per la città. Ammesso che esista qualcosa che si possa chiamare volontà in fondo a tante bottiglie, sconfitte e abbandoni, loro vogliono vivere così. E accettano di morire così.

È accaduto a due clochard in due notti, tra giovedì 3 e venerdì 4 novembre e poi tra venerdì e sabato. Non è il gelo a uccidere, anche se il freddo si fa sentire, se hai scelto di vivere tra i cartoni, nascosto in un centro commerciale o in una tenda malconcia color del cielo a due passi dal dormitorio di viale Ortles, dove non vuoi andare a dormire. La morte arriva e ha gli occhi dell'amore che troppo spesso è mancato.

Del clochard trapassato giovedì notte in via Quarenghi sappiamo che si chiamava P. di nome e S. di cognome. Era italiano e aveva 53 anni quest'uomo conosciuto a tutte le unità di soccorso della zona, dai i City Angels alla Croce Rossa, e che alle sette di sera aveva rifiutato aiuto: «Lasciatemi in pace, sto bene». Alle due non era più in questo mondo.

In viale Ortles, sulla targa della via, una mano triste e scanzonata ha aggiunto la scritta «Homeless». E davvero il dormitorio dedicato a Enzo Jannacci è uno dei principali punti di riferimento dei senzatetto in città (430 posti nei quali fanno i turni oltre mille persone l'anno). Anche il clochard morto ieri notte, italiano, 55 anni, era stato ospite del dormitorio. Aveva accanto a sé una compagna, che viveva come lui al dormitorio. Ma aveva rifiutato di restarci. Anche se gli era stata offerta una proroga (racconta l'assessore Pierfrancesco Majorino), si era accomodato in una piccola tenda azzurra nel parchetto, che adesso è addolcita da candele rosse e bianche, alcune con l'immagine di papa Francesco, che lo ricordano. Erano le 8 del mattino quando l'hanno trovato morto, probabilmente per un malore.

Se chiedi a un clochard perché preferisca dormire in strada, ammesso che non ti allontani infastidito perché scalfisci la sua invisibile bolla di dolore, ti dirà che nei centri si litiga, che gli altri bevono davvero troppo. O che di notte gli rubano le scarpe. Così capita di morire per strada, in una notte milanese come tante.

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