Da Napoli a Milano per rubare In manette la banda dei Rolex

Da Napoli a Milano per rubare In manette la banda dei Rolex

Come nelle commedia di Totò e Peppino, i napoletani si lamentavano perché a Milano «faceva freddo» e questo limitava fortemente la loro attività. Che effettivamente si svolge solo in solo in scooter, due per la precisione. Il primo passa e urta «accidentalmente» lo specchietto della vettura al semaforo. L'automobilista allunga il braccio per aggiustarlo e il secondo gli afferra il polso e gli strappa l'orologio, quasi sempre un Rolex. Un «lavoretto» nel quale sono specializzati i trasfertisti partenopei. Otto dei quali, compreso «o' cafone» e «o' meccanico» sono stati individuati e arrestati per una decina di colpi messi a segno ancora un paio di anni fa.
La banda si articolava attorno alla famiglia Sciarrillo, Anna, 39 anni, Vittorio, 24, e Giuseppe detto appunto «o' meccanico» ed era solita arrivare la domenica sera per essere pronta all'azione la mattina dopo di buon'ora. Con loro c'era anche Luigi Contini, 41 anni, marito di Anna, Alfredo Scarano, 42, Gennaro Porcino, 28, Mario Di Matteo, 26, e Ciro Fiorillo, 32, detto «o' cafone». Ciascuno aveva il suo compito specifico: chi reperiva gli scooter intestati a prestanome, chi gli apparecchi telefonici, chi le utenze, anche in questo caso con intestatari fittizi, chi i certificati assicurativi falsi e chi piazzava la «roba» e gestire il denaro guadagnato. E infine chi si occupava della «logistica» e degli appoggi in città: un milanese, solo denunciato per favoreggiamento.
La banda si divideva poi in due batterie, o «paranze», che si aggiravano lungo la circonvallazione dove il traffico è più lento e c'è più tempo per addocchiare la vittima, soppesarne la capacità di reazione e il valore dell'orologio. E anche maggiori possibilità di fuga in sella a un agile scooter. Solitamente il gruppo non aveva una permanenza prestabilita in città, quando aveva raccolto una mezza dozzina di orologi riteneva la trasferta sufficientemente redditizia e se ne tornava al «caldo». Si perché quel che tornava costantemente nei dialoghi intercettati dalla polizia era il gran freddo di Milano, che spesso li costringeva a sospendere il «lavoro».
La banda Sciarrillo è stata particolarmente attiva tra la fine del 1010 e l'inizio del 2011, quando però incappa in un paio di infortuni. Il 19 gennaio vengono arrestati Di Matteo e Scarano, il primo marzo, «o'cafone» e «o' meccanico». A questo punto la polizia ha ben focalizzata i banditi e ha continuato a sviluppare le indagini su di loro. Così nei giorni scorsi è emersa la loro responsabilità per altri dieci colpi commessi sempre un paio di anni fa. Nel frattempo tre erano già usciti e tornati in galera, Di Matteo e Fiorillo a Caserta, Porcino a Napoli. Gli altri li hanno raggiunti nei giorni scorsi. Anche perché negli ultimi tempi le rapine di orologi si erano intensificate (in via Ripamonti il 30 aprile era sparito un Audermars Piquet da 40mila euro) e bisogna dare un segnale alle altre bande. E così la polizia è andata a prendersi la banda Sciarrillo.

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