Pochi giorni al collasso E l'intera Lombardia ora finisce in isolamento

Divieto di ingresso ed uscita dalla Regione Ad esclusione di bar e ristoranti chiude tutto

Isolati, allo stremo, a un passo dal disastro sanitario. La Lombardia, ora, è come Wuhan. E nella sua corsa contro il tempo ha pochissimi giorni per salvarsi.

La regione più popolosa d'Italia vive la sua ora più drammatica. Da oggi è separata dal resto del Paese, come lo saranno undici province di altre regioni. Non si potrà entrare e uscire e non si potrà circolare al suo interno, salvo che per «indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza». È quello che recita il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che entra in vigore oggi, e fino al 3 aprile, giorno fino al quale resteranno chiuse anche le scuole. Si sposteranno solo i malati, verso altre regioni disposte a curarli. In serata il governatore Attilio Fontana è critico: «Non posso non evidenziare che la bozza è, a dir poco, pasticciata e necessita da parte del governo di chiarimenti».

Sono sospese inoltre le manifestazioni, le competizioni sportive, i concorsi, chiusi i musei, chiusi gli impianti sciistici, chiusi i pub, limitato l'accesso ai luoghi di culto, ma - come già adesso - senza messe né funerali. Per i pubblici esercizi, viene confermata l'apertura di bar e ristoranti solo se sarà garantita la distanza minima fra i clienti. A due settimane dall'inizio dell'emergenza Coronavirus non si vede la fine dell'incubo sanitario, economico e sociale. Fonti accreditate parlano di 4-5 giorni residui di risposte possibili negli ospedali: di questo passo, dopo, sarà il collasso delle strutture sanitarie, quello che il coordinamento delle terapie intensive proprio ieri ha definito «una disastrosa calamità sanitaria».

Il contagio non si ferma, i dati non giustificano alcun allentamento delle misure, anzi per tutto il giorno si sono susseguiti gli appelli delle autorità sanitarie e istituzionali: state a casa, rallentate al massimo la vita sociale, riducete i contatti e quindi - si spera - i contagi. Ieri non è successo. «Mi dicono che ci sono bar presi d'assalto, che c'è affollamento sugli impianti sciistici - ha dichiarato l'assessore regionale Giulio Gallera - C'è bisogno di una rarefazione della vita sociale, bisogna rallentare, ma vedo che quel messaggio non è ancora passato». I positivi in Lombardia - dato di ieri - sono giunti a quota 3.400. Il giorno prima erano 2.612, ma la Regione ha precisato che sono stati computati 300 casi del Bresciano che venerdì non erano stati «processati». I ricoverati in terapia intensiva sono 359 (erano 309 il giorno prima) quelli in altri reparti 1.661 (erano 1.622), in isolamento domiciliare si contano 722 pazienti, mentre le persone dimesse sono arrivate a 524 (da 469) e i deceduti sono ora 154 (se ne sono aggiunti purtroppo 21), tutte «persone anziane con un quadro clinico già compromesso», come osserva il Pirellone, l'87% con più di 75 anni, l'11% fra 65 e 74 anni e il 2% fra 50 e 64 anni.

Quanto alla distribuzione provinciale dei contagi, nel Lodigiano resta il focolaio maggiore con 811 positivi (erano 739 nel dato di venerdì), mentre è sempre più critica la situazione della Bergamasca, con 721 casi (erano 623 24 ore prima), a Cremona i positivi sono 562 (+110) e in crescita forte è anche la provincia di Brescia: i positivi sono 413, mentre erano 182 venerdì sera. Nella città metropolitana di Milano siamo a 361 (di cui 158 a Milano) nel Pavese a 221 (da 180). Meno critico il quadro nelle province settentrionali. La Regione intanto assumerà medici laureati e non specializzati. E metterà in campo gli specializzandi del primo, secondo e terzo anno. Non c'è un giorno da perdere.

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