Sabrina CottoneÈ un po' come donne al volante pericolo costante: in realtà signore e signorine fanno meno incidenti dei maschi. Anche le imprese condotte da donne hanno minor rischio di default rispetto a quelle guidate da uomini, dicono attendibili studi. Le donne hanno tra le qualità una materna prudenza che le rende naturalmente inclini ad attività che a prima vista sembrerebbero più adatte agli uomini. E la politica? Difficile decidere, non tanto se le donne siano brave e in grado di farcela, perché basta citare Thatcher e Merkel per chiudere la diatriba, ma quante di loro siano disposte a sacrificare vita e figli a un'attività che divora tempo e energie anche se devi stare in un consiglio comunale e non solo se devi guidare un Paese. Altrimenti come spiegarsi che i partiti siano in difficoltà nel trovare candidate disposte a correre alle amministrative per rispettare l'alternanza di genere?Il tema è d'attualità sempre, diventa obbligatorio oggi e dintorni. L'8 marzo, festa della donna, data di mimose, dibattiti e quote rosa che pian piano stanno scalando aziende, assemblee legislative ed esecutivi. Non tutti sono d'accordo. A dirlo però si cade nel politicamente scorretto. Così colpisce che Stefano Parisi, candidato sindaco del centrodestra, si sia smarcato, spiegando che a lui le presenze rosa «di bandiera» non lo entusiasmano. L'aveva detto anche Letizia Moratti, nel pieno della campagna elettorale che la portò a diventare sindaco, ma lei è una donna e quindi in un certo senso più autorizzata a parlare del delicato tema. Il luogo in cui Parisi ha sfoggiato la sua anima liberal è il convegno «Voto alle donne! Suffragette a noi», organizzato da «Articolo 51» e «Donne in quota» al Palazzo delle Stelline.Che cosa è previsto nel suo programma per le donne? La domanda. «Non ci sarà un capitolo dedicato alle donne» risponde il candidato sindaco Parisi. «L'obiettivo della campagna elettorale è quello di raccogliere l'impegno di chi fino a oggi non ha fatto politica, con al centro un riequilibrio delle quote di genere». Ma attenzione: se diventerà sindaco, il candidato Stefano Parisi promette che «non ci saranno comunque donne di bandiera, solo per fare numero, perché servono persone brave prima di tutto». Insomma, sì a una maggiore partecipazione delle donne brave e competenti, no a una dittatura che costringa a mettere nei posti che contano persone di sesso femminile solo perché sono di sesso femminile.
E rieccoci alle numerose e variegate motivazioni delle donne contrarie alle quote rosa: così si favoriscono spesso mogli, figli, amanti. Magari, per invitare (senza costringere) le donne a fare politica, servono più asili e aiuti per i genitori anziani, piuttosto che numeri e liste da far quadrare.Le quote rosa di Parisi: «Donne in lista. Ma brave»
Il candidato del centrodestra a caccia di personalità I partiti in crisi per l'alternanza delle preferenze
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