Milano

Respinto dal Tar, l'ultima sconfitta di Robledo

Nel 2017 Robledo aveva impugnato davanti al Tar la delibera con cui il consiglio giudiziario di Milano lo aveva giudicato inadatto a proseguire per altri quattro anni il suo ruolo di procuratore aggiunto

Respinto dal Tar, l'ultima sconfitta di Robledo

Mentre molti magistrati in pensione si ritirano nel privato o a cariche onorifiche in questo o quel comitato, Alfredo Robledo - già procuratore aggiunto a Milano e protagonista di un leggendario scontro con il capo di allora, Edmondo Bruti Liberati - si è ritagliato una seconda vita alla testa di una grossa azienda privata, il gruppo Sangalli e in questa veste sta duramente battagliando con il Comune di Milano per strappare all'Amsa l'appalto della nettezza urbana. Ma non ha rinunciato a combattere gli ultimi round della battaglia che a suo tempo lo portò a venire spodestato dalla carica nella Procura milanese e a venire spedito a fare il giudice a Torino, dopo che erano emerse una serie di confidenze telefoniche all'avvocato della Lega sulla gestione delle inchieste in corso sul consiglio regionale. Ma le cose non sembrano andargli benissimo.

Nel 2017 Robledo aveva impugnato davanti al Tar la delibera con cui il consiglio giudiziario di Milano lo aveva giudicato inadatto a proseguire per altri quattro anni il suo ruolo di procuratore aggiunto. Ma il Tar, investito della faccenda, ha respinto il ricorso e con toni che condividono pienamente le motivazioni del consiglio giudiziario. Secondo la sentenza depositata nei giorni scorsi, il consiglio «ha osservato, in modo del tutto condivisibile, che i fatti sanzionati (nel procedimento disciplinare del Csm, ndr) pregiudicavano la posizione di indipendenza e imparzialità del magistrato, rendendolo insuscettibile di essere confermato in quelle funzioni». E ancora: «L'organo ha ritenuto, in modo si ripete condivisibile, che i comportamenti assunti dall'esponente impedivano la permanenza del magistrato nell'incarico, avendo provocato il venir meno dell'imprescindibile coefficiente di fiducia nell'imparzialità, nell'indipendenza e nel riserbo, requisiti indispensabili per ricoprire la delicata posizione».

Parole assai pesanti, come si vede. Il Tar ricorda che dalle intercettazioni tra Robledo e l'avvocato della Lega «emergono le condotte» che avevano portato alle sanzioni disciplinari contro Robledo e che bene ha fatto il consiglio giudiziario a tenerne conto: «L'esponente aveva rivelato ad esponenti politici gli esiti di riunioni tra magistrati della procura, elementi indiziari sussistenti nei confronti di soggetti indagati e altresì la verosimile imminente estensione dell'indagine ad altri consiglieri regionali appartenenti ad altri gruppi».

A Robledo non è bastato produrre in giudizio il libro di Palamara e Sallusti che dedica un passaggio critico proprio alla sua vicenda.

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