Il voto contrario dei dipendenti Sea Handling nel referendum sull'accordo salva-azienda tra sindacati e società apre una voragine nel destino dei lavoratori. Perché ora lo scenario è quello dei licenziamenti, con la società libera di riassumere nella newco Airport Handling solo chi vorrà e alle condizioni del contratto nazionale di categoria che comporta almeno il 20 per cento in meno di stipendio. Tra i termini dell'accordo bocciati il licenziamento di Sea Handling e riassunzione nella nuova società di 1.700 lavoratori, ma anche 8 giorni di lavoro in più all'anno, stipendio bloccato per i primi due anni e mezzo, incentivo aziendale per 260 lavoratori disposti a rinunciare alla riassunzione in cambio di quattro anni di stipendio e il riassorbimento di duecento dipendenti in Sea spa per sorvegliare i varchi negli scali. «Ora senza un accordo che tuteli il passaggio alla nuova società, i lavoratori sono più deboli - il commento del segretario generale della Cgil Graziano Gorla - Pensiamo con l'ipotesi sottoscritta di aver raggiunto il miglior accordo oggi possibile a fronte della criticità esistenti. I lavoratori lo hanno respinto. Dobbiamo prenderne atto, ma i lavoratori devono sapere che i problemi non sono affatto risolti». Preoccupazione ha espresso anche il presidente della Sea Pietro Modiano che si è detto «deluso e preoccupato».
Perché «nelle condizioni date era l'unico accordo possibile in grado di salvaguardare occupazione e retribuzione». Per Walter Galbusera «sarebbe razionale che l'azienda applicasse unilaterlmente questo accordo che allo stato non ha alternativa».Sea pronta a licenziare dopo il «no» all'accordo coi sindacatiIl referendum dei lavoratori
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