"Il mio grande sogno? Avere due gemelli"

Luca Argentero sul set: "Recito con Julia Roberts, brava e molto professionale". A proposito di Sanremo: "Al Festival? Se fossi libero ci andrei di corsa"

Roma - «Il mio grande sogno? Avere subito un figlio. Magari due gemelli: sarebbe meraviglioso», dice Luca Argentero, mentre, sul set del film Eat, pray, love di Bryan Murphy e con Julia Roberts stella di primo piano, recita la parte del giornalista free-lance, pronto ad «arrotondare» impartendo lezioni d’italiano agli stranieri. Se Pretty Woman, ora a Napoli per le riprese di questa commedia drammatica, a sfondo rosa, ingrassa di dodici chili (da qui il titolo: Mangia, prega, ama), intanto che cerca di capire chi è e che cosa vuole dalla sua vita di donna, Luca resta in gran forma. Bello davanti e di dietro (perciò piace ai desideranti d’ogni orientamento), pulito dentro e fuori (da luglio è una carne sola con l’attrice e doppiatrice Myriam Catania, sposata senza clamori dopo anni di convivenza, per un voto fatto quando lei lottava contro la morte), l’attore dribbla il match ideologico intorno all’amarcord sessantottino di Michele Placido, dov’è nel trio degli utopisti in bicicletta, con Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca. E segna in porta: gira il suo primo film americano e, impegni cinematografici permettendo, potrebbe salire sul palco di Sanremo 2010, accaparrandosi la platea giovane da valletto moro e laureato (Economia e commercio) di Antonella Clerici («sarebbe assolutamente interessante»). Sta coi piedi per terra, insomma, questo sabaudo nato dieci anni dopo il ’68, riesumato al Lido con Il grande sogno. Entrato di spighetto sulla scena del GF 2003, Luca è l’unico concorrente di reality posizionatosi di chiatto sul grande schermo. E puoi incontrarlo al mercato comunale di Piazza Alessandria, mentre, salutista com’è, compra sedani freschi con l’aria serissima, ma senza darsi arie.

Com’è recitare accanto a Julia Roberts?
«Se parlo troppo, gli americani con cui ho stipulato un contratto blindato, m’ammazzano. Certo è che Julia è sempre molto attenta a tutti, pronta ad ascoltare chiunque, sul set. Ed è estremamente professionale e seria».

Quando a Valle Giulia tiravano molotov, lei era in mente dei. Come ha fatto a immedesimarsi in Libero, l’operaio marxista de «Il grande sogno»?
«Ho letto molto. Michele Placido mi ha fornito una base, su cui prepararmi: storie del comunismo, film, una raccolta di ciclostile dell’epoca, libri di Piperno. Una vera full immersion nel ’68. Quella preparatoria è stata la fase più divertente. Una delle cose più belle del mio mestiere è che vieni a contatto con vari periodi storici e impari tanto. Anche ad andare a cavallo».

Personalmente, quale idea s’è fatta di quel periodo?
«Come tutti i periodi storici: vi erano svariati errori e cose buone. La contestazione è sana, se interpretata come volontà di non rimanere zitti, di fronte a un disagio. Sicuramente vi furono passi falsi, sbagli politici... Quello spirito c’è ancora. Ma abbiamo perso il senso della collettività, siamo più individualisti. Però Placido non ha fatto un film politico».

Come sarebbe?
«Il vero argomento del film è la storia d’amore fra i tre giovani. E il tema centrale è che è giusto manifestare un disagio. Anche quelli di destra, che hanno contestato il film con le scritte sui manifesti, avevano ragione a esprimere il proprio disagio».

Di fronte a che cosa, lei manifesta disagio?
«Non posso stare zitto di fronte alla maleducazione. E all’inefficienza volontaria, anche nel servizio pubblico».

A proposito di servizio pubblico: salirà sul palco di Sanremo 2010?
«Vedremo. Forse. Chissà. Per ora, non me l’hanno chiesto. Ho un programma intenso e il festival deve poter coincidere con i miei impegni. Sanremo è Sanremo, come dice il tormentone... È partito tutto da un sito, mentre ero in viaggio di nozze. Un pettegolezzo. Ma interessantissimo».

La parte del marito deve piacerle, se la replica in «Oggi sposi» (dal 23 ottobre), commedia comica di Luca Lucini...
«Il bello è che mi sono sposato veramente, appena finito il film: prima la finzione, poi la realtà. Il confine è sottile... Essere sposato mi piace moltissimo, mi dà la carica. Credo che il valore della famiglia stia tornando: molti amici miei si sono sposati, quest’anno. E non vedo l’ora di diventare padre».

Ma come? Fa un film sul ’68 e poi parla come un piemontese casa e chiesa?
«So anche ribellarmi. E infatti dirò di no ai soprusi sociali in C’è chi dice no di Giambattista Avellino, il regista di Ficarra e Picone. Una storia forte, che parla di stalking e posti rubati. Con la colonna sonora di Vasco, ovviamente».

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