Dico la verità, perfino io che sono un melomane, e non nel senso che ami la lirica ma Apple addicited da quasi trent’anni, quando ho visto il pieghevole ho pensato non c’entrasse niente con Apple, e cosa avrebbe pensato Steve, e via dicendo. Finché non ho iniziato a vedere le reazioni degli altri, i meme, iniziando da quello degli utenti, “un rene costa di più, serve un intero portafoglio di organi”, “Apple ha inventato nel 2026 Android nel 2019”, immagini di due iPhone attaccati con un lo scotch e chi più ne ha più ne metta, e finendo con i meme delle aziende.
Ok, la solita storia degli Anti-Apple di ogni anno, i samsunghiani, gli androidiani, tutte le tribù anti mela di sempre. Però poi si sono aggiunti subito i meme delle aziende, così tanti che ti viene il dubbio romanesco: “Ma non è che stanno a rosica’?”.
Comunque sia Samsung ha aperto il fuoco con «So far, so same» (“finora, tutto uguale”), «Feeling very familiar» (“sembra molto familiare”), «Making us wait? Fine. We’ll be over here, folding 3 ways» (“ci fate aspettare? Va bene, noi intanto siamo qui a piegare in tre”) e soprattutto «Let us know when you’re done reheating our leftovers» (“fateci sapere quando avete finito di riscaldare i nostri avanzi”). In seguito ha chiamato in causa Duolingo con «I’m so sorry, @Duolingo. They copied us too #Solidarity» (“mi dispiace, Duolingo, hanno copiato anche noi, solidarietà”) e Duolingo ha reagito al nome del telefono con «It’s called the iPhone WHAT???» (“si chiama iPhone COME???”), «oh god oh god my SEO my SEO» (“oddio, il mio SEO”), «they named a phone after me and made it bend over» (“hanno dato il mio nome a un telefono e l’hanno fatto piegare in avanti”, con doppio senso sessuale) e «iPhone Duo: $1,999 / Duo on your iPhone: free» (“iPhone Duo: 1.999 dollari negli Stati Uniti / Duo sul tuo iPhone: gratis”, tra l’altro in Italia l’iPhone Duo parte invece da 2.369 euro). Ha poi risposto a Samsung con «when an ugly stranger calls you twin» (“quando uno sconosciuto brutto ti chiama gemello”).
Alcuni brand hanno invece rivendicato una maggiore anzianità nel settore dei dispositivi pieghevoli. Motorola ha celebrato il Razr (cosa c’entri il Razr mah, comunque ok) con «Some are just discovering it. We’ve been making it even better» (“alcuni lo stanno appena scoprendo, noi continuiamo a farlo sempre meglio”) e «New in their hands, iconic in ours» (“nuovo nelle loro mani, iconico nelle nostre”). ASUS ha mostrato lo Zenbook Duo con «Welcome to the DUO club» (“benvenuti nel club DUO”) e «Been a member since 2019. Glad you could join» (“noi siamo membri dal 2019, felici che vi siate uniti”).
Altri marchi hanno trasformato la piega in una battuta sul corpo o sulla flessibilità, tipo Ryanair, che ha scritto «If a phone can bend, then your knees can too» (“se può piegarsi un telefono, possono piegarsi anche le tue ginocchia”), trasformando il fold di Apple in una battuta sul poco spazio tra i suoi sedili, e perfino Durex ha pubblicato «Guess who finally tried a new position» (“indovinate chi finalmente ha provato una nuova posizione”) e «A little flexibility goes a long way» (“un po’ di flessibilità porta molto lontano”), suggerendo che Apple abbia finalmente sperimentato una nuova “posizione”.
Burger King ha mostrato il Duo aperto per guardare un nugget con «Needed to view my nugget this way» (“avevo bisogno di vedere il mio nugget in questo modo”), KitKat ha giocato sulla propria barretta spezzabile con «Every KitKat already folds down the middle» (“ogni KitKat si piega già a metà”), Parkside ha prodotto forse la parodia più fisica, mostrando due smartphone uniti brutalmente con una cerniera da falegname (sul genere già fatto da migliaia di utenti per conto proprio, appunto), quattro viti e un trapano accanto, accompagnati da «Do it yourself» (“fattelo da solo”): come a dire che per inventare l’iPhone Duo bastavano due iPhone e una ferramenta.
Non so il concetto di pieghevole attecchirà o non attecchirà, se ti servirà o non ti servirà (come diceva il solito Oscar Wilde, che gli aforismi belli li ha detti tutti lui, “posso fare a meno del necessario ma non del superfluo”), e in ogni caso alla fine che fai? Ti capita di passare davanti a un Apple Store con la testa piena di meme e anche pensando che grazie ai meme di chi prende in giro Apple ti è venuta la curiosità, sebbene non sei uno che abbia mai amato i pieghevoli. Quindi entri, ne individui uno, lo guardi con un certo sospetto ma più lo guardi e più lo tieni in mano più senti un brivido: lo apri, lo chiudi, quell’animazione, quella sensazione, quella perfezione, quell’insostenibile leggerezza dell’essere anche se odi perfino Kundera, e esclami Wow. E poi chiedi quanto costa e ti esce un “Mah, neppure tanto”.
