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Abiti scultura e creature fantastiche

Jeff Bezos in prima fila alla sfilata di Schiaparelli. Da Dior l'esordio di J.W.Anderson

Abiti scultura e creature fantastiche
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Tra l'iperbole e l'immortale «famolo strano» di Verdone c'è una sottile linea d'ombra che l'alta moda dovrebbe colmare essendo tenuta - a differenza dell'arte - al dialogo con il corpo. Ieri, prima giornata di sfilate dell'haute couture parigina per la prossima primavera-estate, si sono viste due collezioni totalmente fuori scala. La prima è quella di Schiaparelli applaudita non a caso da un esercito di celebrità tra cui Jeff Bezos (secondo uomo più ricco del mondo dopo Elon Musk) scortato dalla moglie Lauren Sanchez e Teyana Taylor, la bellissima attrice e cantante statunitense che ha appena vinto un Golden Globe come miglior attrice non protagonista del film-capolavoro Una battaglia dopo l'altra ma presto potrebbe fare il bis agli Oscar. Lo stilista texano Daniel Roseberry che dal 2019 disegna con mano più che felice questo storico marchio italo francese interamente controllato da Diego Della Valle, racconta di aver fatto una vacanza romana lo scorso ottobre nel corso della quale ha visitato la Cappella Sistina.

Da lì a citare Il tormento e l'estasi, romanzo sulla vita di Michelangelo scritto da Irving Stone da cui nel 1965 fu tratto l'omonimo polpettone cinematografico interpretato da Charlton Heston, il passo è breve ma in un certo senso fatale perchè Roseberry smette di pensare a come le cose dovrebbero apparire per concentrarsi su come si sente lui mentre le crea. In parole povere il michelangiolesco dito di Dio che fece dire a Giulio II «Forse era meglio metterci la tappezzeria» diventa una gigantesca coda di scorpione che parte dalla schiena della modella s'inarca sopra la sua testa fino a sfiorarle il naso. Le ali degli angeli si trasformano in straordinari rever di una giacca-scultura e dappertutto compaiono pungiglioni e denti di serpente persi in una foresta di piume e volant. Dire bello è poco, ma resta da capire il senso di questo lavoro che vola oltre la storia di Schiaparelli, marchio legato al surrealismo, ad artisti come Dalì o Breton e perfino all'antico Egitto visto che lo zio della mitica Elsa, nota nel mondo della moda come Schiap, è stato il direttore del museo egizio di Torino e nel 1904 scoprì la tomba di Nefertari nella cosiddetta West Bank di Luxor.

Completamente diversa anche se ugualmente meravigliosa la prima collezione di alta moda realizzata da J.W. Anderson, lo stilista nord irlandese che dallo scorso maggio è il direttore artistico di Dior. Anche qui siamo in una specie di mondo incantato dove un bouquet di ciclamini offerto al suo successore da John Galliano (l'ultimo poeta maledetto della moda, direttore artistico di Dior dal 1996 al 2011) diventa l'invito alla sfilata, l'incredibile soffitto della sala in cui si svolge con pareti e pavimenti di specchi anticati e perfino i sandali indossati dalle modelle. Anderson si dichiara letteralmente sotto incanto per quel che ha visto fare dalle mani degli artigiani che lavorano negli atelier della maison: minuscoli petali in mussolina, organza e piume, maglie di lana e seta interamente ricoperte da piccolissime perline, i ricami all over su uno smoking di organza mentre quello in lana, seta e velluto è attorcigliato su se stesso a mano.

Tra i pezzi più belli, ci sono i primi tre abiti con il mitico plissè a corteccia che solo Dior riesce a fare manualmente montati in sbieco su una piccola crinolina e poi il cappotto mutuato dalla mitica giacca bar creata da Monsieur Dior nel 1947.

Davvero bello anche l'abito in velluto nero con quella foggia anni Venti consacrata al mito prima da Boldini e poi da Galliano. Certo dopo 65 uscite non si riesce a capire dove voglia andare a parare questo talentuoso ragazzo che tutti osannano ma che nessuno può dire di conoscere e capire fino in fondo.

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