Per capire il potente messaggio della seconda alta moda di Valentino disegnata da Alessandro Michele bisognerebbe forse rivedere i grandi film che parlano di cinema: da 8 e ½ di Federico Fellini a È nata una stella sia nella versione girata da George Cukor nel 1938 sia in quella del 2018 diretta e interpretata da Bradley Cooper con Lady Gaga. La maggior parte dei capi ha una stretta parentela con i costumi indossati dalle dive del muto (una su tutte Theda Bara) anche se non mancano colte citazioni per esempio ai ritratti della Marchesa Casati dipinti da Boldini a Parigi oppure fotografata da uno sconosciuto reporter sulle scale di Villa San Michele ad Anacapri. Poi, però, togli la gonna nera a vita bassa drappeggiata sui fianchi come un turbante e, sotto al giacchino in faille rosa antico con enormi maniche a jambon, aggiungi un paio di jeans sdruciti. In un nanosecondo sei di nuovo in un certo tempo inquieto, il nostro, senza peraltro cadere nella banalità di un pezzo fatto in serie perché quella manica gonfia e ieratica dalla spalla al gomito, ma stretta e affusolata dall'incavo del braccio al polso si può ottenere solo con un uso sublime di ago e forbici in sartoria. Dello stesso segno i volant che sembrano scolpiti nell'oro liquido per non parlare del davantino nello stesso tessuto e colore goffrato a minuscole rose tea sopra alla lunga gonna turchese drappeggiata sul davanti come la tunica di un faraone. Le immagini arrivano forti e chiare a tutti i presenti anche grazie allo straordinario impianto della sfilata che si è svolta nello Stade Pierre-de-Coubertine, uno storico palasport parigino del XVI Arrondissement in cui negli anni '90 sfilava Helmut Lang e nel primo decennio del terzo millennio Phoebe Philo per Celine. L'intero edificio è occupato da strutture circolari in legno con piccole finestrelle quadrate alle spalle degli sgabelli predisposti per gli invitati. Mentre arrivano alla spicciolata ospiti e vip (tra loro Dakota Johnson, Kristen Dunst, l'adorabile Lily Allen protagonista di Emily in Paris è sir Elton John che è un vecchio amico di Michele e ha cantato in esclusiva per lui dopo una sfilata Gucci ad Alyscamps vicino ad Arles) viene distribuito una specie di programma di sala che spiega come alla fine del XIX secolo comparve una macchina ottica chiamata Kaiserpanorama che permetteva di vedere immagini stereoscopiche in movimento. Circa 80 anni dopo, l'operatore Garret Brown mise a punto la cosiddetta steadicam che scatenò la fantasia dei registi permettendo ad esempio a Stanley Kubrick di girare la celebre scena in soggettiva di Shining con il bambino che scappa sulla macchina a pedali nei corridoi dell'albergo inseguito dallo sguardo dell'assassino.
Qui non succede niente di terribile, anzi, si sente la voce di Valentino nell'imperdibile docufilm The Last Emperor che racconta dei suoi sogni infantili e del fulminante incontro con una splendida signora dai capelli grigi vestita in rosso per una sera all'opera a cui doveva la sua passione per il più vivo e irresistibile dei colori. Subito dopo questo sentito omaggio al maestro appena scomparso si sono aperti gli sportelli alle nostre spalle e da lì in poi è stato come entrare in un caleidoscopio di minuscole piegoline definite da paillettes, sublimi tagli in sbieco, nodi sovrumani che da soli sembravano reggere chilometri di velluto nelle più belle tinte che si possano immaginare, strascichi infiniti e innumerevoli cristalli luccicanti come le stelle in un cielo senza nuvole. Inutile dire che non tutto è portabile e tanto meno fatto per la vita quotidiana, ma rinunciare ai sogni può essere pericoloso quanto una guerra e come diceva Pablo Neruda «Lasciateci per un attimo essere felici, a nessuno è successo niente».
Non a caso lo stilista Elie Saab che vive in Libano, poco lontano dal tragico conflitto israelo-palestinese in passerella propone un'immagine che se la sogna Sherazade: idoli d'oro più che donne, abiti che grondano pizzi e ricami tra i più belli e preziosi che si possano immaginare.