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Moda

Se il nuovo lusso (dei ricchissimi) passa da disciplina e privazione

La ricchezza si misura a beveroni bio -tech e sessioni di pilates all’alba: così le star di Hollywood scelgono la dittatura della “Quiet Health”

Gwyneth Paltrow insultata per i grattacieli di lusso a Tel Aviv: quando uno spot diventa un atto politico

Dimentichiamoci i favolosi e sregolati anni novanta e duemila dove Kate Moss, Johnny Depp e Britney Spears facevano notizia per le loro nottate selvagge fatte di eccessi, autodistruzione e rasoi elettrici regolati a zero millimetri (questo per lo meno nel caso della popstar di Baby One More Time). Dimentichiamo anche le sbronze colossali a base di champagne, le sigarette fumate a nastro nei backstage delle sfilate e il fitness «urlato» fatto di completi in lycra fluo (che prendevano fuoco solo a guardarli) e personal trainer dai fisici alla Hulk che promettevano di farci avere dei corpi scolpiti nel marmo invece che nel burro facendoci «bruciare i grassi» al ritmo della musica techno e in sella a delle bici da spinning decisamente ben poco invitanti. Tutto questo è ormai il passato; un passato talmente lontano da essere cretaceo, quasi giurassico. Ebbene sì, i tempi sono cambiati velocemente e ora quello che va di moda è l’esatto opposto rispetto alle vecchie sregolatezze: se un tempo lo sfarzo si ostentava spendendo, oggi si esibisce rinunciando. Soprattutto se si parla di veri vip da milioni di follower su Instagram e altrettanti zeri nel conto in banca. Oggi infatti se sei un miliardario o una celebrity di prima grandezza, il vero status symbol non è l’opulenza dei privé ma il digiuno intermittente. Chi l’avrebbe mai detto? Alla faccia dei vecchi eccessi a base di caviale e auto di lusso, il trend ora impone un’era di clausura monacale (ma in versione a cinque stelle).

Addio età dell’oro e benvenuta epoca della Quiet Health, l’onda calma del benessere dove la salute non è più una faccenda medica, bensì l’esibizione definitiva del proprio potere d’acquisto e, soprattutto, di un’autodisciplina militare degna del sergente Hartman in Full Metal Jacket. Una virtù questa che, sia chiaro, può permettersi solo chi ha molto tempo libero, un cospicuo gruzzoletto da spendere senza battere ciglio e la possibilità di assoldare un «cerbero della glicemia»: ovvero un nutrizionista-personal-bodyguard fisso al nostro fianco e in grado di impedirci di sgarrare a tavola con cibi poco sani, di costringerci ad allenarci anche quando preferiremmo simulare un decesso, di farci sfondare il tetto dei diecimila passi giornalieri già alle cinque del mattino e, last but not least, di strapparci dalle mani il cibo spazzatura più calorici mentre siamo davanti alla tv. Magari mentre guardiamo l’ennesima replica de Lo Squalo di Spielberg su Rete 4 alle due del mattino, orario notoriamente deleterio per chi è alla ricerca del peso forma, ma non dell’appagamento dei sensi.

Ed è qui che scatta l’illusione di massa: noi comuni mortali guardiamo queste divinità social alla Cristiano Ronaldo o Victoria Beckham e ci convinciamo che basti l’iscrizione trimestrale in palestra con annessa una lezione gratuita con il personal trainer di turno che ci spiega come non morire sulla panca piana per svoltare l’esistenza.

Peccato che no non funziona così purtroppo, sebbene in molti ci facciano credere il contrario, tipo che bere una tisana al mirtillo e bacche di goji possa trasformarci dalla Fiona di Shrek a Margot Robbie in Barbie.

A dettare le nuove regole del gioco sono, manco a dirlo, le onnipresenti sorelle Kardashian a iniziare dalla deus ex machina Kim, la quale ha abbandonato da qualche anno le curve estreme e iper-artificiali per sfoggiare un fisico asciutto e tonico, scolpito da ore di fatica e una quantità non quantificabile di trattamenti estetici d’élite che nemmeno le spa più all’avanguardia ancora conoscono. E infatti eccola, impeccabile nei suoi feed, mentre solleva pesi avvolta in completini sportivi talmente strizzati e iper-aderenti da far sbiadire persino la tutina di Uma Thurman in Kill Bill.

Il junk food è stato bandito dai profili dei veri influencer, venendo sostituito da bowl e poké esteticamente impeccabili dove ogni foglia di rucola sembra aver subito un duro casting prima di finire nel piatto. Questo è il trionfo assoluto dello stile di vita lanciato ormai quindici anni fa da Gwyneth Paltrow, la papessa del genere, oggi decisamente più celebre per le sue bizzarrie salutiste e l’ossessione per il benessere che per il suo premio Oscar (ormai risalente al lontano 1999). L’attrice sui social si mostra sempre in modalità «natura e splendore»: la vediamo saltare in costume nel giardino di casa, posare fiera con il suo libro di ricette The Clean Plate o raccogliere dei porri giganti nell’orto dietro casa con la tipica disinvoltura di chi vuole dimostrare che Madre Natura fa tutto da sola. Peccato che l’artificio di quella finta spontaneità brilli più di qualsiasi filtro digitale. Certo, a patto di potersi permettere un casale in Toscana con sei camere da letto, quattro bagni e almeno due maggiordomi (uno dei quali è dedico alla cottura dei famosi giga-porri di cui sopra).

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