Molti bimbi soffrono di grave artrite cronica

L'infiammazione persistente delle articolazioni, non risparmia la più tenera età. E' il caso dell'artrite idiopatica (senza una causa nota) giovanile, a esordio sistemico (SJIA). La forma più grave di artrite cronica dell'infanzia. Una patologia infiammatoria rara, con una evoluzione che può essere altamente invalidante: oltre ai dolori articolari, che, nella maggior parte dei casi costringono il piccolo a letto, è caratterizzata da febbre intermittente ed eruzioni cutanee.
Può esordire già a 2 anni e perdurare fino all'età adulta. Promettenti novità, che riguardano le cure, sono però in arrivo. La Food and Drug Administration (Fda) statunitense, ha approvato l'impiego di un anticorpo monoclonale interamente umano, canakinumab, per il trattamento della SJIA, nei pazienti dai 2 anni di età. Si tratta del primo inibitore dell'interleuchina-1 beta (se iper-prodotta, svolge un ruolo di primo piano in determinate patologie infiammatorie), unica terapia autorizzata per la SJIA a richiedere una singola somministrazione mensile sottocutanea. «Questa approvazione segna, negli Usa, la seconda indicazione di canakinumab per i pazienti affetti da condizioni autoinfiammatorie rare», ha sottolineato Timothy Wright, Global Head of Development di Novartis Farma. «Stiamo valutando l'utilizzo del farmaco in altre patologie infiammatorie mediate dall'interleuchina-1 beta, tra cui numerose malattie rare per le quali attualmente non esistono opzioni di trattamento». Il via libera a canakinumab (già approvato in Europa per l'artrite gottosa refrattaria e in oltre 60 Paesi per le sindromi periodiche associate alla criopirina Caps, un raro disordine genetico), è stato dato in base ai risultati di due studi di fase III, condotti su pazienti con SJIA di età compresa tra i 2 e i 19 anni. Più in particolare: nello studio 1, l'84 per cento dei pazienti, ha raggiunto un miglioramento di almeno il 30% dei sintomi dell'artrite e sistemici, rispetto al 10 % del gruppo con placebo. La parte in aperto dello studio 2, ha rivelato che il 62 % dei pazienti è riuscito a ridurre drasticamente l'utilizzo di corticosteroidi , mentre il 46 per cento ne ha sospeso completamente l'assunzione.

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